La giustizia si è pronunciata nel caso che ha scosso la comunità cosentina. Il tribunale ordinario di Cosenza ha emesso una sentenza di condanna nei confronti di Rosa Vespa, la donna di 52 anni originaria del capoluogo calabrese, ritenuta colpevole di aver sottratto illegalmente una neonata dalla clinica privata Sacro Cuore di Cosenza.
I fatti risalgono a circa un anno fa, quando Rosa Vespa fu arrestata con l'accusa di aver portato via dal nosocomio una piccola paziente di soli ventiquattro ore di vita. L'episodio aveva generato grande preoccupazione nelle istituzioni locali e fra i cittadini, riportando l'attenzione su questioni delicate legate alla sicurezza negli ambienti ospedalieri.
La magistratura ha fissato la pena in cinque anni e quattro mesi di reclusione. Durante il procedimento, gli esperti incaricati di effettuare la valutazione psichiatrica hanno fornito risultati significativi: secondo i consulenti medico-legali, la donna al momento di commettere l'atto criminoso non presentava alterazioni della percezione della realtà né manifestava sintomi riconducibili a disturbi psicotici. Le loro conclusioni hanno evidenziato come Rosa Vespa agisse pienamente consapevole delle proprie azioni.
Questa conclusione degli esperti ha escluso quindi le possibili attenuanti legate a una ridotta imputabilità per problemi di natura psichiatrica, consolidando la responsabilità penale della cinquantaduenne di fronte alla legge. L'assenza di patologie psicotiche riconosciute ha permesso ai giudici di pronunciarsi con una valutazione piena della condotta tenuta da Vespa nel contesto della struttura sanitaria cosentina.