La Calabria continua a fare i conti con una carenza strutturale di personale medico. Nel tentativo di arginare l'emergenza, il governatore Roberto Occhiuto aveva varato nel 2022 un provvedimento straordinario da commissario alla sanità che prevedeva il reclutamento massiccio di camici bianchi provenienti da Cuba. L'ambizioso piano puntava inizialmente a portare nelle corsie degli ospedali regionali fino a 493 professionisti sanitari stranieri.
Secondo i dati ufficiali forniti dalla Regione Calabria, l'obiettivo però non è mai stato raggiunto. Il numero massimo di medici cubani che ha effettivamente lavorato nelle strutture ospedaliere calabresi ha toccato quota 403 unità, rappresentando una riduzione significativa rispetto alle previsioni iniziali. Una lacuna di circa 90 professionisti che racconta le difficoltà nel completare questa operazione su larga scala.
L'iniziativa rientrava in una strategia più ampia per fronteggiare il problema della desertificazione medica che affligge la regione meridionale, dove il turnover e le migrazioni interne hanno lasciato scoperte molte posizioni critiche. Il ricorso a medici stranieri si era dimostrato una soluzione rapida per tamponare i vuoti organici, anche se con risultati parziali rispetto alle ambizioni dichiarate.
Ad oggi rimane da verificare la situazione attuale dei professionisti cubani ancora operativi negli ospedali calabresi e quale sia stato l'impatto complessivo di questa misura sulla qualità dei servizi sanitari regionali. La questione della carenza medica continua insomma a rappresentare una sfida aperta per l'amministrazione calabrese.