La tensione geopolitica attorno all'Iran non ha provocato il crollo dei mercati energetici temuto dagli analisti più pessimisti. A fare il punto sulla situazione è Alberto Clò, uno dei maggiori esperti energetici italiani, economista e già ministro dell'industria nel governo Dini, che ha ricoperto incarichi nei board di società quotate come Eni, Snam e Atlantia. La sua lettura della crisi offre una prospettiva tutt'altro che apocalittica, anche se non nasconde le sfide strutturali che l'Europa dovrà affrontare.

Secondo Clò, la crisi iraniana ha paradossalmente confermato il ruolo centrale e insostituibile del petrolio nel sistema energetico globale. Nonostante le fonti rinnovabili stiano crescendo, esse rimangono complementari piuttosto che alternative agli idrocarburi. In caso di carenza di greggio, infatti, aumentare la capacità eolica o solare non rappresenta una soluzione immediata. I numeri della situazione attuale sono impressionanti: il 20% della produzione mondiale transita per lo Stretto di Hormuz, una quota che rappresenta il taglio di offerta più significativo mai registrato in una crisi energetica. A confronto, la nota crisi del 1973 aveva provocato una riduzione di soli 4 milioni di barili giornalieri, meno della metà dell'attuale.

Ciò che sorprende gli operatori è la reazione moderata dei mercati. Nonostante la gravità della situazione geopolitica, il prezzo del barile ha toccato un massimo di 110-112 dollari per poi stabilizzarsi rapidamente quando il presidente Trump ha segnalato l'apertura verso una soluzione negoziata del conflitto. Non si è assistito al panico che molti temevano, un segnale che gli investitori mantengono fiducia nella gestione razionale della crisi. Inoltre, il blocco dello Stretto di Hormuz non rappresenta un collo di bottiglia insuperabile: esistono percorsi alternativi attraverso oleodotti che permettono il trasporto del greggio verso i mercati asiatici, attenuando così l'impatto potenziale di una chiusura prolungata.

Per quanto riguarda il gas naturale, l'Italia gode di una posizione di relativa tranquillità. Grazie al gasdotto TAP e agli accordi con l'Algeria, il Paese può contare su forniture costanti dall'Africa settentrionale, mentre le preoccupazioni legate alle tensioni nel Qatar risultano mitigate. Su scala continentale, inoltre, i consumi di gas mostrano una tendenza al calo in tutta Europa, fenomeno accelerato dalla crescente diffusione delle energie rinnovabili. Clò sottolinea però l'importanza di mantenere investimenti adeguati nell'infrastruttura energetica tradizionale, poiché l'offerta deve restare commisurata alle effettive necessità della domanda globale, in assenza di alternative immediate credibili.