Si chiude un capitolo industriale lungo più di 60 anni nella provincia di Salerno. Le Fonderie Pisano, impianto operativo dal 1960 nel quartiere Fratte, ha ricevuto l'ordine di spegnere i macchinari e cessare le attività. La decisione arriva dalla Regione Campania, che ha negato il rinnovo dell'autorizzazione integrata ambientale ritenendo l'azienda incapace di adeguarsi agli standard europei sulla qualità dell'aria e sulla limitazione delle emissioni inquinanti. Circa 120 operai perdono così il loro posto di lavoro.
Il processo che ha portato alla chiusura è stato relativamente veloce. Il 2 marzo scorso la Regione ha comunicato un preavviso di diniego. L'azienda ha avuto dieci giorni per presentare controreplica, tempistica utilizzata regolarmente dalla proprietà, ma senza risultati. Le contestazioni presentate non sono state ritenute sufficienti da parte degli uffici regionali. Dopo la conferenza dei servizi, i giudizi sono stati unanimamente negativi: l'Università del Sannio, l'Arpac (agenzia ambientale regionale) e l'Asl hanno tutti espresso pareri contrari al rinnovo dell'autorizzazione.
La decisione della giunta regionale guidata da Roberto Fico si inscrive in una prospettiva più ampia di tutela della salute pubblica. L'assessore all'ambiente Claudia Pecoraro, esponente del Movimento Cinque Stelle entrata in giunta grazie al supporto del consiglio comunale di Salerno, ha sottolineato come il provvedimento rappresenti "un passo importante per affermare la centralità della salute e dell'ambiente" e l'adempimento di "un obbligo morale e giuridico". La Regione ha citato anche una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che riconosce il diritto dei residenti a non subire danni alla qualità della vita legati all'inquinamento industriale.
Dal fronte opposto, la proprietà dello stabilimento contesta la gestione della Regione. Secondo l'azienda, le autorità avrebbero cercato un pretesto per accelerare la chiusura, quando invece il quadro normativo concedeva quattro anni di tempo per adeguarsi alle nuove normative tecniche. La Fonderie Pisano si prepara a impugnare il provvedimento nelle sedi appropriate, annunciando battaglia legale.
La chiusura dello stabilimento sollevò entusiasmo tra gli ambientalisti e i residenti della zona, da anni esposti a livelli di inquinamento dovuti all'attività siderurgica. La Regione ha comunque assicurato che continuerà a monitorare le ricadute occupazionali e a garantire percorsi di tutela e reinserimento per i lavoratori colpiti dalla chiusura. Rimane ora da vedere come si svilupperà lo scontro legale e quale sarà l'esito della contesa tra l'imperativo ambientale e le istanze di mantenimento dell'occupazione industriale.