A un anno dalla tragedia, emerge la verità dalle carte del tribunale: Waleed Ahmad, adolescente palestinese di soli 17 anni, è deceduto a causa della malnutrizione estrema durante la detenzione nella prigione israeliana di Megiddo. La sentenza del giudice Ehud Kaplan, emessa dal Tribunale di Hadera a dicembre e divulgata oggi dal quotidiano Haaretz, dichiara esplicitamente che il liceale originario di Silwad in Cisgiordania "probabilmente è morto di fame". Un'ammissione formale che il magistrato ha sottolineato non poteva restare celata, eppure destinata a non avere conseguenze legali.
Il ragazzo era stato rinchiuso nel settembre 2024 senza accuse ufficiali, secondo Tel Aviv per aver lanciato molotov. Durante i sei mesi di detenzione, le sue condizioni si sono deteriorate drasticamente: gravissima malnutrizione, disidratazione, perdita massiccia di peso, scabbia diffusa e infezioni. L'autopsia condotta dall'Istituto di Medicina Legale Abu Kabir di Tel Aviv ha rivelato un quadro clinico allarmante: "indice di massa corporea rientrante nella definizione di sottopeso grave" e "malnutrizione estrema, probabilmente prolungata". Un'infezione intestinale ha infine precipitato il collasso del suo organismo, già compromesso dal crollo delle difese immunitarie.
La morte è avvenuta la mattina del 22 marzo 2025, quando Ahmad è crollato nel cortile della struttura. A dicembre dell'anno precedente, durante una visita, aveva già segnalato le drammatiche carenze di cibo e acqua. Suo padre aveva denunciato il peggioramento progressivo. I testimoni tra i compagni di prigionia descrivono un quadro di abbandono: dissenteria grave probabilmente dovuta a contaminazione alimentare, nessuna assistenza medica, sintomi della scabbia visibili. Un rapporto di Haaretz documenta che almeno altri cinque detenuti nella stessa struttura presentavano condizioni simili, con perdite di peso fino a 20 chili in breve tempo.
Ahmad rappresentava un primato tragico: il primo minorenne morto nelle carceri israeliane dal 1963, e il 63esimo detenuto palestinese deceduto dall'inizio dei combattimenti del 7 ottobre 2023. Tuttavia, nonostante le conclusioni del giudice sulla causa del decesso, il caso è stato archiviato: l'impossibilità di stabilire formalmente un nesso causale diretto tra le condizioni estreme e la morte ha determinato l'estinzione del procedimento. Una decisione che riduce a mera constatazione amministrativa quella che costituisce de facto una responsabilità istituzionale.