Cento anni di storia, di battaglie sindacali e di protezione sociale. L'Inpgi, l'ente previdenziale che tutela i giornalisti italiani, ha festeggiato il suo centenario il 25 marzo, ripercorrendo un secolo di impegno costante al fianco della categoria. L'istituzione nacque formalmente nel 1926 grazie a un regio decreto, in un'epoca in cui la consapevolezza dell'importanza della sicurezza economica per i lavoratori dell'informazione stava maturando nel nostro Paese.

La ricorrenza ha acquisito un ulteriore significato attraverso il riconoscimento ufficiale arrivato dalle istituzioni. La Camera dei deputati ha infatti voluto celebrare questo anniversario, sottolineando l'importanza strategica dell'Inpgi nel sistema italiano di protezione sociale e nel contesto della libertà di stampa. Si tratta di un gesto che evidenzia come la stabilità economica dei giornalisti sia considerata una questione di rilevanza nazionale.

Carlos Bartoli, presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, ha colto l'occasione per ribadire un concetto fondamentale: «La tutela previdenziale rappresenta un pilastro essenziale, poiché non esiste vera libertà di pensiero senza una solida base economica». Questa affermazione racchiude la filosofia che ha guidato l'Inpgi fin dalle origini: garantire ai professionisti dell'informazione le condizioni materiali necessarie per operare in autonomia e indipendenza, liberi da pressioni finanziarie che potrebbero compromettere l'esercizio critico della loro professione.

L'istituto previdenziale ha rappresentato nel corso del Novecento e negli anni Duemila una rete di protezione per decine di migliaia di giornalisti, offrendo coperture pensionistiche, assistenza sanitaria e altri benefici mirati a garantire dignità economica a chi sceglie la strada dell'informazione. Il raggiungimento del secolo di vita pone però anche interrogativi sul futuro, in un momento in cui il settore dei media affronta trasformazioni profonde legate alla digitalizzazione e ai cambiamenti negli assetti proprietari.

Il messaggio che emerge dalle celebrazioni è chiaro: l'Inpgi rimane un'istituzione vitale per la categoria, e la sua continuità operativa va considerata una questione che riguarda direttamente lo stato della libertà di stampa nel Paese. Proteggere i giornalisti significa proteggere la democrazia stessa, un principio che continuerà a guidare l'ente nel suo secondo secolo di attività.