Havana apre uno spiraglio nei rapporti economici con Washington, ma traccia un confine invalicabile sulla sovranità del regime. Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha comunicato questa posizione attraverso un'intervista rilasciata a Pablo Iglesias, ex vicepresidente del governo spagnolo e fondatore del media Canal Red, durante una visita ufficiale sull'isola caraibica.
Durant il colloquio, durato più di un'ora, Díaz-Canel ha delineato un ampio programma negoziale con gli Stati Uniti che tocca settori cruciali per l'economia insulare: gli investimenti diretti stranieri, la gestione dei flussi migratori, la lotta congiunta al narcotraffico e al terrorismo, oltre a questioni ambientali, scientifiche e educative. Tuttavia, il leader cubano ha messo in chiaro che qualsiasi accordo non potrà coinvolgere cambiamenti nel sistema politico, nell'indipendenza o nella sovranità nazionale dell'isola.
In un messaggio diffuso sui propri canali ufficiali, Díaz-Canel ha sottolineato come il confronto sia necessario dopo sei decenni di quella che definisce "guerra economica" e in un contesto internazionale caratterizzato da instabilità crescente. Ha anche riconosciuto che il percorso negoziale con l'amministrazione Trump sarà lungo e articolato, ma ha ribadito con fermezza che Cuba preferisce il dialogo allo scontro. Il tono della comunicazione suggerisce una disponibilità tattica mirata a ottenere benefici economici senza compromessi sulla struttura del potere.
L'apertura cubana arriva in un momento di grande visibilità mediatica: Iglesias si trova attualmente sull'isola insieme alla cosiddetta "Flottilla" internazionale di solidarietà, una iniziativa che ha portato dal Messico 14 tonnellate di aiuti umanitari. Questa cornice rende il messaggio politico ancora più evidente, trasformando l'incontro in un segnale pubblico rivolto sia a Washington che alla comunità internazionale circa le intenzioni dell'Avana di ricercare una normalizzazione economica pur mantenendo intatto il controllo politico.