I prezzi dell'energia continuano a preoccupare famiglie e imprese italiane. Dopo la pandemia da Covid-19, l'invasione russa dell'Ucraina, gli attacchi alle infrastrutture energetiche e la recente escalation in Iran che ha bloccato lo Stretto di Hormuz, le quotazioni delle materie prime non accennano a diminuire. Secondo gli analisti, siamo entrati in una fase strutturale di aumento dei costi: l'epoca del carburante e dell'elettricità a buon mercato che aveva caratterizzato gli ultimi decenni appartiene ormai al passato. L'Italia, che aveva beneficiato della prima ondata di investimenti in rinnovabili riducendo significativamente le bollette, ora si trova in una posizione di svantaggio crescente.

Il contesto globale non gioca a nostro favore. Mentre le nazioni occidentali faticano a trovare strategie comuni, la crescita economica di Cina, India e dei paesi africani sta assorbendo enormi quantità di capitale e attirando gli investitori internazionali verso mercati emergenti. L'Africa in particolare, grazie alla sua posizione equatoriale e al conseguente elevato irraggiamento solare, rappresenta un'opportunità irresistibile per sviluppare impianti fotovoltaici su larga scala. Anche le condizioni normative di questi paesi si rivelano più competitive per gli investitori rispetto all'Italia.

Proprio qui emerge il contrasto: mentre risorse finanziarie globali scappano altrove, nel nostro paese alcune realtà del terzo settore stanno dimostrando che è possibile fare la differenza attraverso iniziative dal basso. Le comunità energetiche rinnovabili rappresentano un modello alternativo concreto: permettono ai cittadini di associarsi per costruire e gestire impianti solari ed eolici condivisi, riducendo i costi delle bollette e creando benefici economici diretti per tutti i partecipanti. Esperienze pilota in diverse regioni italiane stanno già producendo risultati incoraggianti.

Tuttavia, il potenziale di queste iniziative rimane frenato da una giungla burocratica che scoraggia i progetti più promettenti. Normative complesse, procedure autorizzative farraginose e un contesto normativo poco favorevole trasformano la burocrazia in uno strumento di blocco formalmente legale. Il governo italiano, secondo gli osservatori, ha fatto poco per semplificare gli ostacoli amministrativi, a differenza di quanto avviene in altri paesi europei dove le comunità energetiche trovano terreno più fertile.

Nonostante questi vincoli, associazioni e organizzazioni no profit continuano a fare sistema, creando reti di collaborazione che moltiplicano l'impatto dei loro interventi. Il terzo settore, storicamente portatore di valori di solidarietà e orientamento al bene comune, dimostra ancora una volta di possedere le competenze e la determinazione per affrontare sfide strutturali quando le istituzioni faticano a rispondere. Le comunità energetiche rinnovabili promosse da questi soggetti potrebbero rappresentare un'arma efficace contro il caro-energia, se solo ricevessero il sostegno normativo e amministrativo che meritano.