Ieri si è svolta a Caserta una celebrazione solenne dedicata al quarto di millennio trascorso dalla nascita della Real Colonia di San Leucio, l'affascinante realtà voluta da Ferdinando IV di Borbone nel 1776. La ricorrenza ha riportato in primo piano un capitolo straordinario della storia italiana, spesso relegato ai margini dei manuali: quello di una comunità che, in piena epoca illuminista, osò strutturarsi intorno a principi di giustizia sociale e dignità umana ben più avanzati di quanto l'Europa potesse allora tollerare.

La Real Colonia non rappresentò semplicemente un centro manifatturiero specializzato nella lavorazione della seta, sebbene le sue pregiate stoffe abbiano variegato i palazzi reali fino a Buckingham Palace. Ciò che rende San Leucio straordinaria è il suo Codice, promulgato nel 1789, un impianto normativo che codificava l'accesso universale all'istruzione, la protezione dei lavoratori, servizi sanitari pubblici e, ancora più radicalmente, la parità effettiva tra generi nelle responsabilità e nei diritti: il primo riconoscimento giuridico del genere al mondo. Giuseppe Menniti, presidente della Fondazione Orizzonti che ha organizzato l'evento nel Complesso monumentale del Belvedere riconosciuto patrimonio Unesco, ha evidenziato come questi valori superino persino le disposizioni della Carta dei diritti umani del 1941.

L'importanza dell'occasione ha attirato le Altezze Reali Carlo e Camilla di Borbone delle Due Sicilie, cui Menniti attribuisce un significato profondamente simbolico. La loro partecipazione testimonia il legame indissolubile tra la visione dei Borbone e l'identità stessa di Caserta: una città che, senza il coraggio progettuale di quella dinastia, semplicemente non sarebbe sorta.

Oggi San Leucio continua a rappresentare un interrogativo per il presente. In un'epoca in cui i privilegi e le disparità dominavano incontrastati, quella comunità costruì una scala di valori alternativi, dove il lavoro e la dignità civile procedevano di pari passo. Il modello leuciano, secondo Menniti, possiede una contemporaneità quasi provocatoria: contiene principi che ancora oggi sollecitano il dibattito sulla giustizia sociale e sui diritti umani. Una lezione che, a 250 anni di distanza, continua a brillare con una luce ancora sorprendentemente attuale.