Bruxelles si prepara a una giornata cruciale per i negoziati commerciali transatlantici. L'ambasciatore statunitense presso l'Unione Europea, Andrew Puzder, ha lanciato un appello diretto alle istituzioni europee perché completino il processo di ratifica dell'intesa sui dazi concordata diversi mesi fa. Nel suo intervento pubblicato sui social network, il diplomatico ha voluto sottolineare come Washington abbia già fatto la sua parte.
"Da agosto scorso, quando è stato reso pubblico l'accordo quadro tra Washington e Bruxelles in materia di commercio e tariffe, gli Stati Uniti hanno onorato pienamente gli impegni presi", ha dichiarato Puzder, evidenziando un contrasto con la posizione europea. Secondo il rappresentante americano, invece, il Vecchio Continente non avrebbe ancora compiuto i medesimi passi, rallentando l'attuazione di un accordo ormai maturo.
Il tempismo della dichiarazione non è casuale. Puzder ha scelto di intervenire proprio alla vigilia della votazione plenaria del Parlamento europeo, che nelle prossime ore deciderà sulla ratifica ufficiale del trattato commerciale. Un momento delicato che potrebbe determinare l'accelerazione o il rallentamento dei rapporti economici tra i due blocchi commerciali più importanti del mondo.
"È arrivato il momento che l'Ue faccia il passo successivo e rispetti i propri obblighi in materia di tariffe", ha proseguito l'ambasciatore, usando un tono che mescola fermezza diplomatica e una certa frustrazione. La dichiarazione si conclude con un messaggio netto: "Un accordo è un accordo. Concludiamo questa partita", una frase che non lascia spazio a fraintendimenti circa l'intenzione americana di procedere celermente verso la conclusione della trattativa.
La posizione di Washington riflette una strategia più ampia di spinta verso la normalizzazione dei rapporti commerciali dopo mesi di trattative intense. L'esito della votazione europea nei prossimi giorni sarà decisivo per capire se l'Ue intende accelerare il processo oppure procedere con maggiore cautela, considerando le diverse sensibilità presenti tra gli Stati membri e i gruppi parlamentari.