La relazione tra Samsung e Qualcomm sta entrando in una fase critica. Le due società hanno costruito negli anni una partnership esclusiva che ha visto il colosso sud-coreano ottenere versioni speciali dello Snapdragon dedicate ai Galaxy, ma gli equilibri economici sono ormai cambiati e richiedono una rinegoziazione profonda. L'accordo commerciale attualmente in vigore sembra avviarsi verso una scadenza cruciale entorno al 2028, e i segnali di tensione sono ormai evidenti.

Qualcomm ha recentemente organizzato a Seoul un briefing strategico dal messaggio implicito ma inequivocabile: l'azienda americana non intende essere ridotta a semplice fornitore di componenti, bensì vuole consolidare il suo ruolo di partner tecnologico strutturale nel processo di progettazione dei Galaxy. Chris Patrick, vicepresidente senior per i dispositivi mobili, ha sottolineato come le due aziende collaborino come un'unica entità, co-sviluppando i chip anni prima dell'effettivo lancio sul mercato. Come ha osservato Park Yoo-ak, analista di Kiwoom Securities, questa enfasi sulla co-progettazione rappresenta una strategia difensiva: un fornitore percepito come partner ingegneristico integrato da lungo tempo nel ciclo di sviluppo è significativamente più difficile da sostituire rispetto a un semplice fornitore di componenti.

Ma dietro le considerazioni strategiche si cela una realtà numerica spietata. Nel 2025, Samsung ha destinato circa 13.800 miliardi di won, pari a circa 9,2 miliardi di dollari, all'acquisto di processori esterni, quasi interamente da Qualcomm. La crescita è stata vertiginosa: un incremento del 26,5% rispetto all'anno precedente, con previsioni di ulteriori aumenti. Questa cifra è praticamente equivalente all'intero utile operativo della divisione mobile di Samsung nello stesso periodo, rendendo insostenibile la situazione dal punto di vista economico. Il contrasto con Apple è evidente: il colosso della Mela, grazie allo sviluppo interno dell'Apple Silicon, gode di margini di redditività significativamente superiori.

La contromossa di Samsung è già visibile nei numeri attuali della produzione. Nel Galaxy S25, Qualcomm forniva il 100% dei processori. Con il Galaxy S26, questa quota è calata al 75%, con il ritorno degli Exynos dopo due anni di assenza dalla linea principale. Le proiezioni per il Galaxy S27 indicano un ulteriore assottigliamento della dipendenza da Qualcomm, con gli Exynos 2700 che dovrebbero coprire circa il 50% della lineup totale. Gli analisti prevedono inoltre una possibile segmentazione geografica, con versioni europee affidate ai processori Samsung e mercati americani mantenuti con Qualcomm.

La decisione che Samsung dovrà prendere nei prossimi mesi rappresenta un equilibrio delicato tra convenienze economiche e rischi di mercato. Aumentare la quota di Exynos permetterebbe di risparmiare miliardi annui e di ridurre la dipendenza tecnologica da Qualcomm, ma comporta il rischio concreto di alienare clienti fedeli che considerano lo Snapdragon come garanzia di prestazioni superiori. Qualcomm, dal canto suo, sta cercando di rafforzare i legami strutturali con Samsung proprio per rendere questa transizione il più difficile e costosa possibile.