Un'inchiesta della Procura ha portato alla condanna di Evangelisti, capogruppo di Fratelli d'Italia presso l'assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna, con l'accusa di aver falsificato il proprio green pass. Secondo quanto emerso dalle indagini, la politica avrebbe ottenuto il certificato attraverso una struttura sanitaria irregolare specializzata in tamponi contraffatti, un'operazione che le è costata una sentenza di condanna.

I dettagli della vicenda risultano dalle carte depositate presso l'ufficio del pubblico ministero, dove compare il nome della rappresentante di Fratelli d'Italia insieme alle specifiche accuse relative alla documentazione falsificata. L'indagine aveva preso di mira una farmacia che operava illegalmente fornendo certificati non autentici a numerosi clienti, facendo leva sulla crescente domanda di green pass durante il periodo di restrizioni sanitarie.

La stessa Evangelisti ha respinto categoricamente le imputazioni, dichiarando di non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale riguardante la sentenza e rigettando le accuse come infondate. La sua difesa ha annunciato di intendere ricorrere avverso la decisione del tribunale per chiarire la propria posizione e dissipare quanto sostiene essere un malinteso.

La notizia assume rilevanza politica considerando il ruolo istituzionale ricoperto dalla condannata all'interno della struttura regionale, in un momento in cui il tema dei falsi certificati continua a rappresentare un capitolo controverso della gestione pandemica italiana. L'episodio alimenta il dibattito sulla trasparenza e sulla responsabilità dei rappresentanti pubblici.