La visita recente della premier Giorgia Meloni in Algeria ha riportato in primo piano la partnership energetica tra Roma e Algeri, un elemento strategico da anni per garantire diversificazione delle fonti di approvvigionamento italiano. L'Algeria rimane il principale esportatore di gas naturale verso l'Italia grazie al gasdotto Transmed e a una collaborazione pluridecennale che risale all'eredità di Enrico Mattei. I numeri raccontano una crescita significativa: le importazioni italiane di gas algerino sono passate da 9,7 miliardi di metri cubi nel 2019 a 21,2 miliardi nel 2024, mentre il Transmed mantiene una capacità ancora sfruttabile di circa 13 miliardi di metri cubi annui.
Secondo l'analista algerino Anwar Malek, intervistato in esclusiva, esistono margini concreti per ampliare ulteriormente le esportazioni verso l'Italia, ma entro limiti realistici e non illimitati nel breve periodo. Malek ha sottolineato che il rapporto energetico tra i due Paesi è già consolidato e robusto, tuttavia gli incrementi futuri dipendono da tre elementi cruciali: le capacità tecniche effettive del gasdotto Transmed, l'aumento della produzione algerina esportabile e la capacità del mercato italiano di assorbire volumi superiori attraverso contratti economicamente sostenibili.
"L'Italia ha consumato circa 62 miliardi di metri cubi di gas nel 2024 e ha incrementato le strutture di stoccaggio e rigassificazione, il che crea uno spazio di assorbimento disponibile", ha spiegato l'esperto. Tuttavia, la domanda nazionale non registra una forte espansione. Di conseguenza, secondo Malek, un incremento delle forniture algherine è realizzabile ma all'interno di margini calcolati e non mediante salti improvvisi e incontrollati.
L'elemento più delicato della questione rimane quello infrastrutturale. Le stesse società energetiche italiane riconoscono che i gasdotti algherano-italiani operano o potrebbero operare prossimi alla loro massima capacità. Ciò significa che qualsiasi aumento rilevante delle esportazioni richiede il superamento dei colli di bottiglia tecnici legati a pressione, connessioni e flussi, non bastando dunque sole dichiarazioni di intenti politici. Malek ha inoltre affrontato il tema del Corridoio dell'Idrogeno Verde, progetto che rappresenta la prosecuzione strategica della cooperazione oltre il gas tradizionale, insieme alle necessarie infrastrutture per l'elettrolisi e lo stoccaggio.
L'analista ha inquadrato questi sviluppi nel più ampio Piano Mattei, ricordando come le priorità di sicurezza regionale e le opportunità di investimento industriale oltre il settore energetico costituiscano dimensioni altrettanto importanti della partnership italo-algerina. La sfida per entrambi i Paesi è pertanto coniugare ambizioni politiche con fattibilità tecnica ed economica, trasformando il consolidato rapporto energetico in una cooperazione ancora più profonda e strutturata per il prossimo decennio.