Il Parlamento europeo ha approvato il mandato negoziale relativo alla direttiva rimpatri, confermando la volontà dell'assemblea di procedere verso una revisione della normativa comunitaria sull'allontanamento di migranti irregolari dal territorio dell'Unione. La votazione ha registrato un ampio sostegno che va ben oltre le tradizionali alleanze di centrodestra, indicando una convergenza più trasversale su una materia sensibile per molti Stati membri.

A favore del testo si sono espressi i gruppi parlamentari attesi: il Partito popolare europeo, i Conservatori e riformisti, il gruppo Patrioti e la delegazione dell'ultradestra dell'Ecr. Ma la sorpresa della votazione è arrivata dai liberali, che hanno visto 12 dei loro eurodeputati votare a favore, principalmente provenienti da Danimarca, Olanda e Germania. Ancora più significativo il sostegno di segmenti importanti della sinistra europea: sia la delegazione socialista danese che quella maltese hanno infatti appoggiato il mandato, segnalando una certa disponibilità verso modifiche della direttiva anche in quella area dello spettro politico.

Sul fronte italiano, il voto ha seguito le linee di demarcazione governative e opposizionali. Hanno votato sì Forza Italia, Fratelli d'Italia, la Lega e l'eurodeputato Vannacci, schierando così il governo compatto dietro il mandato. Sul versante opposto si sono collocati il Partito democratico, il Movimento 5 Stelle e l'Alleanza verdi sinistra, tutti contrari alla misura. Ha votato contro anche la liberale Elisabetta Gualmini, staccandosi dalla posizione maggioritaria del suo gruppo europeo.

Il mandato appena approvato costituisce la base per i negoziati tra il Parlamento europeo e il Consiglio dei ministri sulla revisione della direttiva rimpatri, una delle priorità dell'agenda migratoria europea. Le modifiche proposte affronteranno questioni cruciali come le procedure di allontanamento, i termini per l'esecuzione delle decisioni e il trattamento dei minori, temi dove l'Eurocamera ha storicamente mantenuto posizioni più ristruttive rispetto agli esecutivi nazionali.