Mbda, la joint venture tra Bae Systems, Airbus e Leonardo che domina il mercato europeo dei sistemi missilistici, annuncia una nuova fase di espansione industriale. L'azienda ha reso noto un aumento della produzione del 40% previsto per il 2026, che si aggiunge al raddoppiamento della capacità produttiva già realizzato tra il 2023 e la fine del 2025. Questi numeri testimoniano come la domanda globale di sistemi difensivi sia in crescente accelerazione.

Parallelo all'aumento della produzione, il gruppo ha comunicato di aver raddoppiato il piano di investimenti rispetto alle previsioni dello scorso anno. Nel quinquennio 2026-2030 verranno investiti complessivamente 5 miliardi di euro, un impegno che rappresenta un segnale chiaro della fiducia di Mbda nelle prospettive future del settore. Sul fronte occupazionale, l'azienda prevede di assumere 2.800 nuovi dipendenti nel 2026, proseguendo sulla scia della crescita dell'organico che nel 2024 aveva registrato un incremento del 16,3%.

I risultati finanziari del 2025 confermano il momento positivo dell'azienda: i ricavi hanno raggiunto 5,8 miliardi di euro, rispetto ai 4,9 miliardi dell'anno precedente, mentre gli ordini acquisiti ammontano a 13,2 miliardi. Il portafoglio clienti dell'azienda raggiunge quota 44,4 miliardi, garantendo visibilità ai progetti futuri. Durante la conferenza stampa annuale svoltasi oggi a Parigi, l'amministratore delegato Éric Béranger ha sottolineato come questo sviluppo sia essenziale per il continente. "Il ramp-up industriale di Mbda rappresenta un risultato significativo e riflette le sfide geopolitiche contemporanee" ha dichiarato Béranger.

Secondo il ceo, l'azienda ricopre un ruolo strategico fondamentale per la sovranità e la resilienza europea. "Mbda è diventata più che mai una risorsa indispensabile per la difesa collettiva del continente, fornendo alle forze armate i sistemi più avanzati per tutelare le libertà, il nostro sistema democratico e i valori che ci contraddistinguono" ha aggiunto Béranger. Queste dichiarazioni evidenziano come la crescente tensione geopolitica globale stia spingendo i governi europei a investire massicciamente nel settore della difesa.