Esiste un legame profondo tra la dipendenza energetica dai combustibili fossili e l'insorgere di conflitti su scala mondiale. È quanto emerge dal nuovo rapporto del Wwf "Rinnovabili, energia per la pace", diffuso in questi giorni in prossimità dell'Earth Hour. Secondo l'organizzazione ambientalista, il riscaldamento climatico e i conflitti che dilacerano il pianeta non sono fenomeni separati, ma espressioni diverse di una stessa crisi: quella alimentata dall'estrazione e dall'utilizzo dei combustibili tradizionali.

I numeri illustrano chiaramente il mutamento dello scenario energetico globale. L'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena) ha documentato un crollo vertiginoso dei costi della produzione solare negli ultimi quattordici anni. L'elettricità generata da impianti fotovoltaici industriali è passata da 0,417 dollari per kilowatt-ora nel 2010 a soli 0,043 nel 2024, con una riduzione che sfiora il 90 per cento. Questo andamento rende le fonti rinnovabili non solo ambientalmente necessarie, ma anche economicamente convenienti, specialmente in un momento di volatilità estrema nei prezzi dei combustibili.

L'Italia si trova in una posizione particolarmente vulnerabile su questo fronte. Il nostro Paese presenta il tasso di dipendenza energetica più elevato tra le nazioni europee, attestandosi al 74,8 per cento. Per invertire questa traiettoria, il Wwf suggerisce un'agenda articolata: dismettere progressivamente l'utilizzo di gas naturale e petrolio, confermare l'addio al carbone, bloccare nuovi progetti di rigassificatori e infrastrutture dedicate ai fossili, moltiplicare gli investimenti nelle fonti pulite sfruttando pienamente i fondi dell'Emission Trading Scheme, e potenziare drasticamente le politiche di efficienza energetica.

Secondo Mariagrazia Midulla, responsabile dei dossier clima ed energia presso il Wwf Italia, il cambio di paradigma è ormai improcrastinabile. "Dobbiamo costruire un'economia fondamentale sulla pace e sulla sinergia tra le nazioni, utilizzando risorse energetiche universalmente disponibili come il vento e il sole. Un simile orientamento conviene a chiunque, perfino ai Paesi che possiedono considerevoli giacimenti di carbone, greggio e gas", sostiene Midulla. Questa prospettiva rovescia la narrazione tradizionale: le energie rinnovabili non rappresentano un costo da sopportare per il pianeta, ma un investimento strategico nella stabilità geopolitica globale.