Una riforma che cambia il modo in cui gli italiani accedono ai medicinali. A due anni dalla legge di Bilancio 2024, il ministero della Salute ha fatto il punto su un progetto che stravolge un sistema rimasto sostanzialmente invariato da oltre venti anni. L'obiettivo è ambizioso: portare gradualmente il 90% dei farmaci oggi distribuiti attraverso i canali ospedalieri direttamente nelle farmacie pubbliche e private del territorio. Un cambiamento che non è solo logistico, ma tocca aspetti cruciali come l'accesso alle cure e la gestione della spesa sanitaria.

Secondo il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, i primi risultati sono incoraggianti. «Non si tratta di un aumento dei costi, ma di una diversa imputazione della spesa», ha spiegato, presentando dati che sembrano dare ragione alla scelta. Nel periodo tra settembre e novembre 2025, la riclassificazione dei farmaci della classe delle gliflozine ha generato un risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale di 9,2 milioni di euro, con una proiezione annuale di circa 36,5 milioni. Questi benefici sono frutto sia della redistribuzione logistica sia della negoziazione condotta dall'Agenzia italiana del farmaco con le aziende produttrici. «Portiamo il farmaco a casa dei cittadini e contemporaneamente risparmiamo risorse pubbliche», ha sottolineato Gemmato.

Ma dietro i numeri c'è una questione ancora più importante: quella dell'aderenza terapeutica. Robert Nisticò, presidente dell'Aifa, ha enfatizzato come l'iniziativa rappresenti una «rivoluzione gentile» capace di raggiungere soprattutto i pazienti più fragili: anziani nelle aree interne e remote, spesso colpiti da malattie croniche e in trattamento con più farmaci contemporaneamente. Il vantaggio è evidente: quando il medicinale diventa facilmente raggiungibile, i pazienti hanno meno scuse per interrompere o saltare le cure prescritte. Un problema non secondario: circa il 50% dei pazienti cardiovascolari non segue regolarmente le terapie indicate dai medici, con conseguenze importanti sulla salute pubblica.

La riforma prosegue con i suoi tempi programmati. Il prossimo passo concreto, annunciato durante l'incontro ministeriale, riguarda il trasferimento di ulteriori categorie di medicinali dalle farmacie ospedaliere a quelle territoriali entro il 30 marzo. Un'operazione che comporta sfide organizzative non banali: occorre coordinare la logistica, formare gli operatori e garantire che nessun paziente rimanga senza accesso alle cure durante la transizione. Eppure, se i dati attuali continueranno a confermare il trend positivo, l'Italia potrebbe trasformare un sistema sanitario pensato decenni fa in una struttura più moderna e vicina ai cittadini.