Il Parmigiano Reggiano tocca un nuovo massimo storico: 15 euro al chilo. Un traguardo che riflette la qualità e la domanda internazionale per il formaggio italiano più celebre al mondo, sebbene il mercato interno registri una flessione nei consumi. I dati fotografano una situazione paradossale: mentre gli italiani acquistano meno, l'export continua a volare verso gli Stati Uniti, principale mercato di destinazione.

Ma lo scenario è tutt'altro che tranquillo. Dal 26 febbraio, quando la Corte Suprema americana ha deliberato, i dazi sulle importazioni di Parmigiano dagli Usa sono quasi raddoppiati, passando dal 15 al 25%. Una crescita che avrebbe dovuto frenare le spedizioni, eppure il settore continua a resistere. I produttori, però, guardano al futuro con crescente preoccupazione: il rischio concreto è che le tariffe salino ancora, fino al 30%, trasformando un'opportunità in una vera crisi.

L'incertezza normativa paralizza il mercato. Gli operatori del settore rimangono fermi, in attesa di capire quale sarà la prossima mossa della guerra commerciale tra Washington e Bruxelles. Ogni annuncio di nuovi dazi potrebbe modificare radicalmente gli equilibri economici di una filiera che genera fatturati importanti per l'Italia. La situazione interna non aiuta: il calo dei consumi domestici costringe le aziende a dipendere ancora di più dalle esportazioni, amplificando l'effetto della volatilità tariffaria.

Gli analisti sottolineano come il prezzo record del Parmigiano rispecchi una combinazione di fattori: la reputazione consolidata del prodotto, la scarsità relativa e, naturalmente, la forza della domanda estera. Tuttavia, la resistenza commerciale potrebbe non durare a lungo se i dazi dovessero aumentare ulteriormente. Per i produttori emiliani, la sfida immediata è mantenere la competitività senza sacrificare i margini, mentre le istituzioni europee e italiane cercano vie diplomatiche per allentare le tensioni commerciali con Washington.