Il settore delle tecnologie per la transizione ecologica si prepara a un'esplosione senza precedenti. Entro il 2035, il mercato mondiale delle soluzioni green raggiungerà i 3mila miliardi di dollari, secondo quanto emerge da un rapporto dell'Agenzia Internazionale dell'Energia. Una cifra monstre che fotografa come la corsa alla decarbonizzazione rappresenti ormai uno dei driver economici più importanti del pianeta.
A trainare questa crescita saranno principalmente tre filoni: le automobili elettriche, che continueranno a cannibalizzare il mercato del trasporto tradizionale; le batterie, componente cruciale non solo per i veicoli ma per lo stoccaggio dell'energia rinnovabile; e naturalmente le fonti energetiche alternative come il solare e l'eolico. Ma non si ferma qui. Secondo l'Iea, anche tecnologie ancora in fase di sviluppo come l'idrogeno verde e i sistemi di cattura e stoccaggio della CO2 guadagneranno terreno significativo nel decennio a venire, aprendo opportunità di investimento in settori oggi ancora di nicchia.
Questa prospettiva affascinante, però, nasconde una vulnerabilità strutturale che preoccupa esperti e policy maker: le catene di approvvigionamento mondiali rimangono fortemente concentrate e, soprattutto, dipendenti dalla Cina. Pechino controlla infatti snodi critici della produzione, dai minerali rari alle batterie, dalle celle fotovoltaiche ai componenti dell'eolico. Una concentrazione che crea rischi geopolitici significativi e espone il resto del mondo a possibili strozzature nei momenti chiave della transizione.
L'Europa, in particolare, si trova in una posizione delicata. Mentre investimenti pubblici e privati si moltiplicano per costruire una base produttiva interna, la dipendenza da fornitori asiatici rimane sostanziale. Il rapporto dell'Iea sottolinea quindi l'urgenza di diversificare le fonti, sviluppare alternative domestiche e rafforzare le partnership internazionali per evitare che la transizione energetica si trasformi in una nuova forma di dipendenza economica. Solo riuscendo a democratizzare le filiere produttive, il boom dei tre trilioni potrà beneficiare realmente l'intero pianeta e non solo pochi attori globali.