Il Monte dei Paschi ha deciso di ricorrere alle principali autorità di vigilanza italiana ed europea per contestare la candidatura di Luigi Lovaglio alla carica di amministratore delegato presentata da Plt Holding, la società controllata dalla famiglia Tortora. L'azione legale si basa su presunte violazioni procedurali e di trasparenza avvenute durante la fase preparatoria della lista dei candidati.

Secondo quanto emerso da fonti vicinissime all'istituto senese, gli esposti depositati presso la Banca Centrale Europea, la Consob e Bankitalia contestano principalmente il fatto che Lovaglio non avrebbe informato tempestivamente il board e la banca stessa riguardo all'accordo raggiunto con la holding della famiglia Tortora. I legali dell'azienda evidenziano come il manager avrebbe avuto l'obbligo di comunicare questi contatti in anticipo, considerando i suoi doveri fiduciari nei confronti dell'istituto e dei suoi organi di governo.

Ma le contestazioni vanno oltre. Mps sostiene che, dato il peso strategico della posizione di amministratore delegato, l'intera lista dei candidati avrebbe dovuto ricevere l'approvazione esplicita della Banca Centrale Europea prima di essere presentata. Secondo questa interpretazione, saltare il via libera dell'autorità di vigilanza rappresenterebbe una grave irregolarità nel processo di selezione dei vertici aziendali.

La mossa di Mps accende i riflettori su un aspetto spesso trascurato del governo societario delle grandi banche: il delicato equilibrio tra le prerogative degli azionisti di proporre candidati e i poteri di controllo delle autorità di vigilanza. La decisione di Lovaglio di non comunicare in tempo le proprie trattative private con gli azionisti rappresenta il punto centrale della disputa, sollevando questioni di conflitto di interessi e di corretta governance bancaria.