Venerdì 27 marzo torneranno a fermarsi i giornalisti italiani per reclamare condizioni di lavoro dignitose. È la seconda giornata di sciopero di una serie di cinque già calendarizzate, con una terza prevista per il 16 aprile. Al centro della vertenza rimane il rinnovo del contratto collettivo nazionale della categoria, fermo dal primo aprile 2016: un decennio senza adeguamenti salariali in un settore attraversato da trasformazioni radicali.

La Federazione nazionale della stampa italiana ribadisce che il contratto scaduto rappresenta un'eccezione nel panorama dei lavoratori dipendenti italiani. Nel comunicato diffuso prima della mobilitazione, l'organizzazione sindacale evidenzia come negli ultimi anni siano aumentati esponenzialmente i carichi di lavoro, le prestazioni richieste su più piattaforme digitali e il carico complessivo sulle redazioni. Gli stipendi, però, non hanno seguito questa evoluzione: anzi, sono stati erosi dall'inflazione o talvolta ridotti attraverso sistemi di retribuzione a forfait particolarmente penalizzanti.

La Fnsi sottolinea inoltre come il mantenimento di un'informazione libera, professionale e indipendente rappresenti un obbligo costituzionale, strettamente connesso al diritto alla dignità del lavoro sancito dall'articolo 36 della Carta. Pagare adeguatamente chi produce notizie, proteggere chi entra in questa professione e garantire un futuro al settore non sono privilegi, argomenta il sindacato, bensì doveri sociali essenziali per la democrazia stessa.

La federazione dei publisher italiani (Fieg) controbatte accusando il sindacato di adottare una strategia poco costruttiva proprio nel momento in cui il settore affronta difficoltà economiche significative. Secondo la Fieg, la rottura unilaterale delle trattative e la proclamazione di ulteriori scioperi rappresentano un ostacolo al dialogo serio tra le parti. Al contempo, la Fnsi costruisce il proprio argomento sui numeri: tra il 2024 e il 2026 gli editori hanno ricevuto 162 milioni di euro in contributi pubblici per le copie cartacee, altri 66 milioni per finanziare prepensionamenti e ulteriori importi per tecnologie innovative. Nello stesso periodo hanno risparmiato circa 154 milioni sui costi della carta.

La protesta coinvolgerà giornalisti di quotidiani, periodici, agenzie di stampa, testate online, emittenti televisive e radiofoniche a diffusione nazionale. Secondo la Fnsi, il punto non riguarda benefici straordinari per pochi, ma il riconoscimento elementare che il lavoro giornalistico ha valore e merita protezione. Senza diritti e tutele per chi lo esercita, avverte il sindacato, la qualità dell'informazione è destinata a deteriorarsi, con conseguenze potenzialmente gravi per il sistema democratico complessivo.