Brutta notizia per i giganti del tech, ma non necessariamente buona per chi difende la privacy. I negoziati tra il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Ue sul rinnovo del Chat Control 1.0 si sono conclusi senza accordo, con la conseguenza che il sistema di scansione volontaria dei messaggi cesserà di funzionare dal 4 aprile 2026. Il voto dell'aula ha detto no con chiarezza: 311 contrari contro 228 favorevoli e 92 astensioni alla proroga della deroga che permetteva ai provider come Meta e Google di setacciare le comunicazioni private per individuare contenuti di abuso su minori.
Sotto accusa è finito il regolamento del 2021 che aveva introdotto un'eccezione temporanea alla direttiva sulla privacy europea (ePrivacy), permettendo alle piattaforme di messaggistica e agli app store di scandagliare i dati degli utenti su base volontaria. L'obiettivo dichiarato era lodevole: individuare e segnalare alle autorità il materiale pedopornografico. Il Parlamento aveva approvato una proroga fino ad agosto 2027, aggiungendo dei paletti più stringenti, ma le posizioni tra gli eurodeputati e il Consiglio si sono rivelate inconciliabili.
Tuttavia, il fronte della privacy non può abbassare la guardia. Mentre il Chat Control 1.0 sta per scomparire dalle carte legali, dietro le quinte sono già in corso negoziati per una versione 2.0 del regolamento, questa volta con caratteristiche potenzialmente ancora più invasive. Secondo quanto riferisce Patrick Breyer del Partito Pirata, il nuovo testo manterrebbe la scansione volontaria dei messaggi, ma introdurrebbe un vincolo finora assente: l'obbligo per ogni utente di verificare la propria identità prima di accedere ai servizi di messaggistica e agli store di applicazioni. Tale verifica avverrebbe tramite scansione del documento di identità oppure riconoscimento facciale automatico.
L'implicazione è radicale: le comunicazioni digitali perderebbero completamente il velo dell'anonimato. Ogni conversazione sarebbe legata al nome e al volto reale dell'utente fin dal primo accesso. Se dal punto di vista della sicurezza minorile questo potrebbe sembrare un vantaggio, dall'ottica della protezione dei dati personali rappresenta un salto qualitativo verso la trasparenza totale. Attivisti e organizzazioni per i diritti digitali hanno già sollevato bandiera rossa, sottolineando come il nuovo approccio trasformerebbe Internet in uno spazio sempre meno libero e anonimo.
La finestra temporale rimane stretta: i negoziati proseguiranno fino ad aprile 2026, quando il vecchio Chat Control sparirà definitivamente. La domanda che rimbalza tra Bruxelles e le capitali europee è una sola: quale dei due scenari prevarrà? L'assenza di regolamentazione sulla scansione, o una legge che sacrifica l'anonimato in nome della lotta agli abusi? Per i cittadini europei, l'esito avrà conseguenze profonde su come useranno gli strumenti digitali nei prossimi anni.