Accade per la prima volta nella storia degli Stati Uniti d'America: un presidente in esercizio apporrà la propria firma sulla valuta nazionale. Il Dipartimento del Tesoro ha comunicato ufficialmente che la firma di Donald Trump sarà impressa sui dollari americani, trasformando i biglietti verdi in un elemento celebrativo del mezzo millennio di storia statunitense. Accanto a quella del tycoon comparirà anche la firma di Scott Bessent, segretario al Tesoro, e di Brandon Beach, tesoriere nazionale.

L'iniziativa rientra nel programma di festeggiamenti per i 250 anni dalla fondazione della nazione americana, che culmineranno il prossimo mese di giugno con l'inizio della stampa della banconota da 100 dollari recante la firma presidenziale. Nel comunicato ufficiale, Bessent ha sottolineato come l'amministrazione Trump stia guidando il Paese verso "una crescita economica senza precedenti, un dominio duraturo del dollaro e una forza e stabilità fiscale". Beach ha aggiunto che considerare appropriato e meritato stampare la firma presidenziale sulla valuta nazionale rappresenta un riconoscimento dell'operato del leader politico.

La mossa si inserisce in un contesto più ampio di visibilità mediatica e simbolica della figura presidenziale. Già all'inizio del 2025 erano state lanciate criptovalute a tema Trump, tra cui la memecoin $TRUMP e il corrispondente token $MELANIA per la first lady, campagne sostenute da iniziative promozionali come cene esclusive. Tuttavia, gli asset digitali correlati al nome presidenziale hanno mostrato una volatilità significativa, con andamenti tutt'altro che stabili secondo i dati di CoinMarketCap.

Su una questione correlata ma distinta, il presidente ha sempre manifestato contrarietà rispetto all'istituzione di una stablecoin americana o di un dollaro completamente digitalizzato. In dichiarazioni precedenti ha definito una simile ipotesi come una forma di tirannia nei confronti dei cittadini, ribadendo la preferenza per il mantenimento della valuta cartacea tradizionale. Tale posizione si discosta significativamente dalla tendenza globale di molti paesi a sviluppare soluzioni monetarie digitali controllate dalle banche centrali.