Contrariamente ai continui allarmi che rimbalzano fra Occidente e Oriente, il pericolo di un coinvolgimento nucleare nella guerra in Ucraina appare oggi molto meno imminente di quanto non fosse nei primi mesi del conflitto. A fotografare questa evoluzione è Polina Sinovets, ricercatrice presso il Centro per la Non-Proliferazione di Odessa all'Università Nazionale Mechnikov, nonché consulente dell'Istituto per gli Affari Internazionali, che ha analizzato come il tema atomico continui a essere sfruttato principalmente come strumento narrativo dalle parti in causa.

Dalle ultime settimane emergono segnali contrastanti: il direttore di Rosatom ha denunciato un aumento dei rischi militari attorno alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, mentre l'Istituto per lo Studio della Guerra ha ipotizzato possibili operazioni di falsa bandiera russe nello stesso sito. Eppure, per Sinovets, questi scenari rimangono largamente teorici. La ricercatrice ritiene che il pericolo complessivo sia oggi inferiore rispetto al 2022, basandosi su un elemento chiave: gli obiettivi dichiarati di Mosca si sono ridefiniti in modo più limitato e pragmatico. In un recente forum con gli imprenditori russi, Putin avrebbe esortato il settore privato a sacrificare profitti per concentrarsi sulla conquista completa del Donbass, indicando un progetto territoriale concreto piuttosto che un'ambizione massimalista che potrebbe necessitare di ricatti atomici.

Un altro aspetto tranquillizzante riguarda le conseguenze di una contaminazione nucleare nelle aree controllate. Sinovets sottolinea come irradiare il Donbass risulterebbe totalmente controproducente per gli interessi russi: dopo una conquista, Mosca dovrebbe insediare popolazione civile, investire risorse e ricostruire infrastrutture. Contaminare il territorio renderebbe tutto ciò impossibile. Un'operazione sotto falsa bandiera rimane teoricamente più verosimile, ma anche questo scenario risulta lontano dalla tensione che caratterizzò l'autunno del 2022.

A febbraio il Cremlino ha accusato Regno Unito e Francia di tentare di fornire capacità nucleari a Kyiv. Per Sinovets, questa narrazione appare poco credibile. La Francia, in particolare, è rigorosissima nel controllo dei propri arsenali atomici e difficilmente consegnerebbe testate a chicchessia senza mantenere il controllo diretto. Neppure negli scenari teorici di estensione della deterrenza nucleare europei emergono configurazioni simili. La conclusione è che, al netto delle dichiarazioni provocatorie, la dinamica nucleare della guerra ucraina si è stabilizzata su un livello di tensione significativamente inferiore rispetto ai primi anni del conflitto, anche se il ricorso al linguaggio atomico continua a rappresentare uno strumento efficace di comunicazione strategica per tutte le parti coinvolte.