FruitvilleGossip è diventato un fenomeno virale negli ultimi giorni accumulando oltre 300mila visualizzazioni con una serie di video intitolata "Fruit paternity court". Il canale propone storie ambientate in una corte dei paterni dove i protagonisti sono frutti antropomorfi generati dall'intelligenza artificiale. In uno dei video più seguiti, una donna-clementina scopre che il compagno, un mango di nome Mr. Mike, non è il padre biologico di loro figlio mandarino. Gli utenti mostrano un coinvolgimento sorprendente: nei commenti molti chiedono i nuovi episodi con una dedizione tipica dei fan di serie televisive tradizionali.
Ciò che distingue questi contenuti da semplice intrattenimento è la sistematica rappresentazione negativa dei personaggi femminili. Nelle clip che circolano su diverse piattaforme social emergono pattern preoccupanti: le donne-frutta tradiscono regolarmente i partner, e quando scoperte affrontano conseguenze brutali. Alcuni video mostrano figli lanciati dalle finestre e uccisi, allusioni esplicite a violenze sessuali, e scene dove le donne ricevono schiaffi o rimproveri violenti. In altri episodi i personaggi femminili vengono puniti, rinchiusi in carcere o cacciati da casa per motivi triviali. Compaiono inoltre minacce da squali, frullature e bollitura di personaggi, con una prevalenza schiacciante di vittime donne e bambini.
A rivelarsi come autore di questa produzione è uno studente di informatica ventenne residente nel Regno Unito, che ha deciso di mantenere l'anonimato parlando con i nostri colleghi di Wired. Alla domanda su cosa renda così attrattivi questi contenuti brutali, ha offerto una risposta disarmante nella sua sincerità: semplicemente producono i migliori risultati in termini di visualizzazioni. Secondo il creator, il pubblico ricerca personaggi esteticamente affascinanti immersi in situazioni estremamente teatrali e scandalistiche. Ha spiegato di essersi ispirato a trend simili già diffusi online, scegliendo il tema della frutta come elemento differenziante.
La realizzazione tecnica avviene attraverso piattaforme di generazione video da testo, inclusi strumenti come Google Veo, Kling AI e Sora di OpenAI, quest'ultimo oggetto di una chiusura improvvisa da parte dell'azienda annunciata di recente. Il giovane autore ha condiviso alcuni dei prompt utilizzati, rivelando come costruisce deliberatamente questi personaggi con attributi fisici esagerati e contesti svilenti. La questione sollevata da questa viralità non riguarda solamente la qualità del contenuto, ma interroga più profondamente gli algoritmi che lo premiano e la società che lo consuma con entusiasmo, spianando la strada a una normalizzazione della violenza di genere in formato ludico.