Lo scontro sull'intelligenza artificiale al Parlamento europeo non è una mera questione tecnica, ma una battaglia politica che disegna il futuro della regolamentazione del continente e, conseguentemente, incide sugli equilibri italiani. Brando Benifei, presidente della Delegazione Ue-Usa dell'assemblea di Strasburgo e relatore socialdemocratico sull'Omnibus digitale, ha guidato una maggioranza ampia nel respingere i tentativi della destra di indebolire le protezioni stabilite dall'AI Act europeo. In gioco non c'era solo una norma: era la questione fondamentale di chi stabilisce le regole e con quale visione dei diritti.
Secondo Benifei, la partita si è conclusa con un esito positivo per le forze progressiste. "Abbiamo disinnescare iniziative pericolose che provenivano sia dalla Commissione che dagli emendamenti proposti dalla destra", ha spiegato al nostro giornale. Il risultato principale riguarda la trasparenza: è stato mantenuto l'obbligo di rendere pubblici i sistemi di intelligenza artificiale immessi sul mercato, con registrazione obbligatoria. Un'altra conquista è il divieto dei sistemi di "nudificazione" sintetica, una risposta concreta ai rischi legati alla diffusione di immagini manipolate. Contemporaneamente, è stata semplificata l'applicazione delle norme per le piccole e medie imprese, riducendo i costi burocratici senza sacrificare le protezioni dei cittadini.
La destra europea aveva cercato di escludere dall'AI Act alcuni usi interni alle aziende e le relazioni tra imprese, settori particolarmente delicati come i sistemi automatici per le assunzioni o l'accesso al credito. Queste proposte sono state respinte. "Togliere tutele in ambiti così sensibili avrebbe significato lasciare milioni di cittadini scoperti nel momento in cui hanno maggiore bisogno di protezione", ha sottolineato Benifei. Inoltre, è stato rafforzato l'Ufficio europeo per l'Intelligenza artificiale, l'autorità incaricata di garantire l'effettiva applicazione delle regole su tutto il territorio comunitario.
Ma la partita non è ancora conclusa. Rimangono nodi da sciogliere con le forze di centrodestra, in particolare sulla possibilità di frammentare il quadro normativo spostando parti della legge su settori specifici, come i dispositivi medici. Benifei stesso riconosce che questo terreno di scontro dovrà essere affrontato nei prossimi negoziati, dove il compromesso non è scontato.
In Italia, il contesto politico si intreccia con questi sviluppi europei. Dopo lo stop alla riforma della giustizia che aveva creato tensioni all'interno della coalizione di centrosinistra, la questione dell'AI Act potrebbe rappresentare un'opportunità per il campo largo di costruire un'agenda alternativa fondata su proposte concrete e coesione interna. La sfida per le forze progressiste italiane è trasformare le vittorie parlamentari europee in un vantaggio politico nazionale, presentandosi agli elettori come i veri difensori di un modello di regolamentazione tecnologica centrato sui diritti e la trasparenza, non sugli interessi delle grandi piattaforme.