Si è aperta a Cernay-la-Ville, in Francia, una ministeriale degli esteri del G7 con un ordine del giorno complesso e articolato. Al centro dei lavori figurano tre dossier di rilievo internazionale: la crisi nello Stretto di Hormuz con il conseguente blocco dei commerci marittimi, il conflitto russo-ucraino e l'accesso ai minerali critici. Il timing dell'incontro non è casuale: le dinamiche geopolitiche globali spingono Washington, Bruxelles e i principali alleati europei a ricalibrare le proprie strategie comuni.
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha aperto i lavori con un messaggio di ottimismo, riaffermando l'impegno dell'amministrazione Trump nel perseguire un cessate il fuoco negoziato tra Mosca e Kiev nel più breve tempo possibile. Secondo Rubio, la riapertura dello Stretto di Hormuz dipenderà dalla cessazione delle minacce iraniane alla navigazione commerciale internazionale. Tuttavia, il capo della diplomazia statunitense si confronta con un'Europa più prudente e preoccupata, soprattutto per gli effetti economici diretti della crisi mediorientale sul Vecchio Continente. La dichiarazione del G7 della settimana precedente, che condannava gli "attacchi ingiustificabili" dell'Iran verso i Paesi del Golfo e arabi, rappresenta il fondamento su cui costruire un dialogo transatlantico essenziale in questa fase.
Alla riunione partecipano, oltre ai sette membri tradizionali del gruppo (Stati Uniti, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone e Regno Unito), rappresentanti di istituzioni e nazioni strategiche: l'Unione Europea, l'Arabia Saudita, l'India, il Brasile, la Corea del Sud e l'Ucraina stessa. Questa composizione allargata segnala l'importanza globale delle questioni in discussione e la volontà di costruire coalizioni inclusive contro eventuali egemonie esterne.
Dall'Italia interviene il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che pone l'accento sulla necessità di risolvere la crisi mediorientale. Secondo Tajani, il conflitto rappresenta una minaccia non solo per la stabilità regionale, ma anche per l'economia italiana e europea, data la dipendenza dai flussi energetici che transitano per lo Stretto. Roma si impegna a lavorare a fianco dei partner europei per ridurre le tensioni e ripristinare la libertà di movimento delle navi mercantili nelle acque critiche del Golfo Persico.
Lo sfondo strategico dell'incontro è ben più ampio della semplice gestione di crisi immediate. Le democrazie occidentali cercano di coordinarsi per evitare che potenze extra-occidentali, in particolare la Cina, approfittino delle divisioni o dei vuoti di potere per ampliare la propria influenza globale. La corsa ai minerali rari necessari per la transizione energetica e digitale rappresenta un ulteriore banco di prova della coesione del G7 di fronte a una competizione sempre più aspra con Pechino.