L'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha deciso di fare chiarezza su un fenomeno sempre più diffuso tra i giovanissimi: l'ossessione patologica per la cura della pelle, nota come cosmeticoressia. Due inchieste sono state avviate contro Sephora Italia, Benefit Cosmetics, LVMH Profumi e Cosmetici Italia con l'accusa di aver adottato strategie commerciali sleali nei confronti di una delle fasce più vulnerabili della popolazione: bambini e adolescenti, alcuni anche sotto i 10-12 anni.
Secondo l'Antitrust, le criticità principali riguardano due aspetti specifici. In primo luogo, mancherebbero indicazioni esplicite che determinati prodotti—come sieri concentrati o creme anti-invecchiamento—non sono stati sviluppati né testati per la pelle dei minori e quindi non sarebbero appropriati per loro. In secondo luogo, le aziende coinvolte avrebbero implementato campagne di marketing particolarmente aggressive, sfruttando il potente megafono dei social media e in particolare di micro-influencer molto popolari tra bambini e preadolescenti, incoraggiando acquisti impulsivi e poco consapevoli.
La cosmeticoressia rappresenta un fenomeno in rapida crescita. Su TikTok, i contenuti dedicati alla skincare generano miliardi di visualizzazioni, con hashtag che raccolgono comunità sempre più giovani. Secondo ricerche internazionali condotte da organismi come Common Sense Media e dall'Accademia americana di dermatologia, l'età in cui i ragazzi iniziano a interessarsi seriamente ai rituali cosmetici si sta progressivamente abbassando: bambini tra gli 8 e i 12 anni vengono regolarmente esposti a contenuti legati al mondo beauty, e un numero crescente di preadolescenti richiede attivamente prodotti come sieri, maschere e trattamenti anti-acne o anti-age.
L'Antitrust ritiene che queste pratiche potrebbero configurarsi come commercio scorretto proprio perché prendono di mira un pubblico particolarmente esposto a influenze esterne e ancora in via di sviluppo cognitivo, una categoria che la legge (Codice del consumo) tutela con particolare rigore. Il fenomeno, benché il consumo di cosmetici in sé non rappresenti un problema, diventa preoccupante quando associato a strategie di marketing mirate a generare dipendenza e comportamenti d'acquisto compulsivi.
L'apertura di queste istruttorie rappresenta un intervento importante nel dibattito più ampio sui rischi legati all'influenza dei social media sulle giovani generazioni e sulla necessità di proteggere i minori da pratiche commerciali aggressive. L'Autorità continuerà a monitorare il settore cosmetico, con l'obiettivo di garantire che le aziende operino in conformità alle norme sulla tutela dei consumatori, specialmente quando si rivolgono ai più giovani.