Il regime iraniano si trova in una situazione critica. Con il Paese trasformato in un campo di battaglia, l'Assemblea degli 88 Esperti ha scelto una nuova Guida Suprema mantenendo però il nome completamente secretato. La ragione è semplice e brutale: proteggere il prescelto dai droni e dai satelliti di Stati Uniti e Israele, che hanno già dimostrato di riuscire a colpire i vertici militari e religiosi con precisione letale. Solo stamattina, Abu al-Qasem Baba'iyan, il neo-capo dell'ufficio militare del leader supremo, è stato ucciso appena due giorni dopo la sua nomina.
Gli indizi convergono verso una conclusione: il nuovo numero uno dell'Iran sarebbe Mojtaba Khamenei, figlio del defunto Alì Khamenei. Un membro di spicco dell'Assemblea, l'ayatollah Mohsen Heidari Alekasir, ha involontariamente confermato l'ipotesi rivelando che il prescelto è stato indicato seguendo le volontà del predecessore e sulla base di qualità come essere "temuto e odiato dal nemico". La stoccata finale: persino Donald Trump, il "Grande Satana" secondo la terminologia iraniana, ha fatto il nome del giovane Khamenei, definendolo una scelta "inaccettabile".
Ci sono però problemi significativi con questa successione. Mojtaba Khamenei ha soli 57 anni nel contesto di un regime di anziani, e non possiede nemmeno il titolo religioso di ayatollah, requisito tradizionalmente essenziale per il ruolo. A questa legittimità già fragile si aggiunge il mistero: non è chiaro se sia rimasto ferito negli ultimi bombardamenti. Secondo gli analisti, la sua nomina rappresenterebbe il trionfo dei Pasdaran, la forza militare più potente della Repubblica Islamica, che avrebbe imposto questa soluzione sui tradizionalisti religiosi.
Le contraddizioni che emergono dal regime in crisi rivelano il suo totale sfascio organizzativo. Il Presidente Masoud Pezeshkian ha promesso una tregua di 48 ore rispetto agli attacchi contro i Paesi del Golfo, accompagnandola con scuse formali, eppure i bombardamenti dell'Arabia Saudita, del Kuwait e degli Emirati Arabi Uniti continuano ininterrotti. Parole e azioni rimangono completamente disallineate, sintomo di un'autorità centrale che non riesce a controllare neanche i propri comandi militari.
La comunità internazionale osserva attentamente questi sviluppi. Trump ha dichiarato all'emittente americana Abc: "Vogliamo assicurarci di non dover tornare indietro ogni dieci anni", un'allusione trasparente al fatto che gli Stati Uniti intendono risolvere la "questione iraniana" in modo definitivo questa volta, anziché ricominciare il ciclo di negoziati e crisi ricorrenti. La nuova Guida Suprema, chiunque sia davvero e dove si trovi in questi bunker sotterranei, eredita un Paese in fiamme e un ordine mondiale ostile.