A poco più di due settimane dal referendum costituzionale sulla separazione delle carriere magistratiche, lo scontro tra gli schieramenti entra nella fase più calda. Il Partito Democratico passa al contrattacco attraverso Andrea Orlando, già titolare del ministero della Giustizia, che in un video pubblicato nelle scorse ore contesta sistematicamente le affermazioni della premier Giorgia Meloni e degli esponenti della coalizione di centrodestra che sostengono il sì.
Orlando parte da un'osservazione provocatoria: Meloni aveva suggerito che la crescente quantità di falsità nel dibattito sarebbe un indicatore della debolezza della posizione del no. Secondo l'ex Guardasigilli, l'analisi rovesciata porterebbe a conclusioni opposte, dato che dalla parte del sì circolerebbero invece affermazioni senza fondamento. L'esponente dem ha quindi sistematizzato cinque specifiche contestazioni alle tesi della destra.
La prima riguarda le origini storiche del sistema giudiziario italiano. I sostenitori del sì sostengono che l'unità della magistratura sia una creazione del fascismo, attribuendone l'introduzione al ministro della Giustizia Grandi. Orlando smentisce categoricamente: il principio risale al ministro Luigi Zanardelli, figura liberal-democratica ricordata anche per avere abolito la pena capitale. Un'attribuzione storica, sostiene l'ex ministro, facilmente verificabile consultando le fonti.
Il secondo punto riguarda i dati sulla concessione delle richieste cautelari. Nella campagna del sì circolerebbe l'affermazione secondo cui il 95 per cento delle istanze avanzate dai pubblici ministeri nei procedimenti preliminari verrebbe accolta dai giudici per le indagini preliminari. Orlando sostiene che questo numero complessivo sia interamente inventato, aggiungendo che mentre esistono statistiche parziali su singole tipologie di richieste, una percentuale globale del genere non è documentata in nessun rapporto ufficiale.
Terzo elemento contestato è un'intervista attribuita al giurista e magistrato Aldo Vassalli al Financial Times. Secondo Orlando, nella campagna referendaria si cita un'intervista in cui Vassalli avrebbe proposto la separazione costituzionale delle carriere. L'ex ministro invita a verificare personalmente: l'intervista non esisterebbe. Quanto al quarto punto, Orlando nega che il Pd abbia mai assunto formalmente, a livello di partito, una posizione favorevole alla riforma costituzionale della separazione delle carriere magistratiche.
L'attacco più duro riguarda però il quinto aspetto. Orlando contesta la narrazione costante del centrodestra, alimentata quotidianamente anche dal presidente del Consiglio, secondo cui i magistrati applicherebbero in modo distorto le leggi e agirebbero oltre i loro poteri. Se davvero sussistessero casi di abuso di potere da parte della magistratura, ragiona l'ex Guardasigilli, l'ordinamento prevede rimedi specifici: il ministro della Giustizia potrebbe disporre ispezioni e avviare procedimenti disciplinari. Proprio questa assenza di iniziative concrete da parte dell'esecutivo, secondo Orlando, dimostra che le denunce rappresenterebbero principalmente strumenti retorici della campagna politica piuttosto che problemi reali.