L'Assemblea degli Esperti iraniana ha ufficialmente proclamato Mojtaba Khamenei come nuovo leader supremo della Repubblica Islamica dell'Iran, succedendo al padre Ali Khamenei scomparso di recente. L'annuncio, diffuso dai media di Stato nonostante le difficili circostanze belliche in cui versa il Paese, ha confermato le speculazioni della scorsa settimana sui possibili successori. Un comunicato ufficiale ha sottolineato come il processo di selezione sia proseguito nonostante i bombardamenti contro gli uffici della stessa Assemblea, che hanno causato perdite significative tra il personale.
Nato a Mashhad nel 1969, Mojtaba è il secondo dei sei figli di Ali Khamenei. La sua formazione combina elementi sia civili che religiosi: ha frequentato la scuola teologica Alavi a Teheran e dal 1986 ha prestato servizio militare durante il conflitto con l'Iraq. A partire dal 1999, ha trasferito la sua residenza a Qom, il principale centro di insegnamento della teologia sciita del Paese, dove ha completato gli studi religiosi e ha assunto l'abito clericale. Fino ad oggi, il nuovo leader ha mantenuto un profilo pubblico estremamente basso, evitando di ricoprire incarichi governativi ufficiali e rilasciando dichiarazioni pubbliche.
Malgrado l'apparente marginalità della sua posizione istituzionale, fonti informate e documenti trapelati suggeriscono che Mojtaba abbia esercitato un'influenza considerevole sulle scelte politiche del padre negli ultimi anni. L'agenzia Associated Press, citando materiale di WikiLeaks, lo descrive come una figura di potere effettivo all'interno del regime, caratterizzato da capacità decisionali notevoli. Un episodio significativo risale alle elezioni presidenziali del 2005, quando il candidato riformista Mehdi Karroubi lo accusò pubblicamente di aver interferito nel processo elettorale utilizzando componenti della Guardia Rivoluzionaria e le milizie Basij per favorire la candidatura di Mahmud Ahmadinejad.
Gli analisti internazionali esprimono preoccupazioni significative riguardo all'orientamento futuro della politica estera iraniana sotto la sua guida. Aaron David Miller, ricercatore presso la Carnegie Institution, ha evidenziato come il nuovo leader, già storicamente vicino ai vertici militari rivoluzionari, difficilmente adotterà atteggiamenti conciliatori verso il mondo occidentale. Questo giudizio si basa anche sulle recenti perdite personali subite da Mojtaba, che ha perso la moglie, un figlio e sua madre negli stessi bombardamenti che hanno ucciso suo padre. Tali lutti, secondo gli esperti, potrebbero alimentare spinte revanchiste piuttosto che disposizioni negoziali, riducendo significativamente lo spazio per possibili accordi diplomatici con gli Stati Uniti nel prossimo futuro.