La strategia militare dell'Iran si sta trasformando radicalmente nel conflitto mediorientale in corso. Se da una parte la componente missilistica del Paese sciita sta perdendo forza, dall'altra i droni kamikaze continuano a rappresentare una minaccia sempre più concreta per le difese occidentali. È questa la configurazione "bicefala" su cui Teheran sta costruendo la propria risposta asimmetrica dopo gli attacchi subiti dalle forze armate statunitensi e israeliane circa dieci giorni fa.
La campagna missilistica iraniana sta subendo un crollo vistoso. Secondo i dati diffusi dal Financial Times e provenienti da fonti americane, il volume dei lanci di vettori balistici si è ridotto di circa il 90% nei primi quattro giorni di scontri. Le responsabilità di questo calo non risiedono in una carenza di munizioni nel magazzino iraniano, bensì nella strategia condotta dagli Stati Uniti: una campagna sistematica di eliminazione dei lanciatori mobili di missili balistici e dei rispettivi equipaggi. La vulnerabilità principale dei missili iraniani è strutturale: la maggior parte di questi ordigni può essere impiegata soltanto da piattaforme di lancio dedicate e altamente specializzate, il che rende la loro sopravvivenza decisiva per il mantenimento della capacità offensiva. Israele sostiene di aver distrutto circa trecento lanciatori dall'inizio delle operazioni, mentre la Repubblica Islamica disporrebbe ancora di un arsenale compreso tra le cento e le duecento unità.
Ben diversa è invece la situazione relativa ai droni suicidi, tecnologia su cui l'Iran ha puntato massicciamente negli ultimi decenni. A differenza dei missili sofisticati, questi veicoli aerei senza equipaggio sacrificano velocità e potenziale distruttivo per guadagnare in convenienza economica e semplicità costruttiva. Il risultato è che Teheran ha accumulato riserve imponenti di questi sistemi d'arma, stoccati in innumerevoli rifugi sparsi lungo tutto il territorio nazionale e notoriamente difficili da stanare. Un ulteriore vantaggio tattico dei droni riguarda la loro versatilità operativa: possono essere lanciati da qualsiasi tipo di terreno e piattaforma, senza necessità di infrastrutture complesse.
Questa combinazione di fattori ha elevato i droni kamikaze a elemento centrale della strategia stand-off iraniana, ossia quella che sfrutta armi a lunga gittata per colpire da distanza di sicurezza, al riparo dalle difese nemiche. Mentre i missili balistici vengono progressivamente neutralizzati, gli sciami di droni continueranno verosimilmente a rappresentare una minaccia persistente per le capacità difensive occidentali. Washington sta inoltre sfruttando le competenze accumulate dall'Ucraina nel contrastare questo tipo di minaccia aerea, esperienza maturata direttamente sul campo durante il conflitto con la Russia e che potrebbe rivelarsi preziosa nel teatro mediorientale.