La situazione della comunità ebraica italiana è «preoccupante e non tranquilla». A lanciare l'allarme è Livia Ottolenghi, da poco insediata alla presidenza dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, durante una conferenza stampa svoltasi a Roma. Secondo la leader, gli ebrei in Italia non godono di libertà di movimento e di espressione come il resto della popolazione: le loro scuole operano sotto sorveglianza, con grate alle finestre, mentre gli studenti quando escono dalla struttura necessitano di scorta. Una situazione che caratterizza l'intero percorso educativo, dall'asilo fino all'università, compromettendo anche la possibilità di praticare liberamente la propria fede religiosa.

Ottolenghi ha sottolineato come persino i vertici delle comunità ebraiche debbano muoversi con protezione armata. «Viviamo bene grazie alle forze dell'ordine», ha precisato la presidente, evidenziando una dipendenza dalle istituzioni per garantire la sicurezza personale che rappresenta un indicatore preoccupante dello stato di tensione sociale.

I numeri comunicati da Ottolenghi dipingono un quadro allarmante: dal 2022 al 2024, gli episodi di antisemitismo registrati in Italia hanno subito un incremento del 400 per cento. Ancora più significativo è l'aumento degli atti materiali, ossia delle aggressioni e dei danneggiamenti contro cose e persone, che nel solo ultimo anno hanno toccato il 200 per cento di crescita. «Il fenomeno è passato da una dimensione esclusivamente digitale a una dimensione concreta e violenta», ha osservato Ottolenghi, citando episodi recenti: una settimana prima della conferenza, due giovani ebrei erano stati aggrediti a Milano e ricoverati in ospedale; nella notte precedente, una sinagoga a Liegi era stata data alle fiamme.

La presidente ha espresso soddisfazione per l'approvazione del disegno di legge contro l'antisemitismo, ritenuto una risposta concreta a un'esigenza reale della società italiana. Tuttavia, Ottolenghi ha registrato rammarico per il voto non unanime, con astensioni e voti contrari che hanno evidenziato la mancanza di un consenso assoluto sulla questione. «L'antisemitismo non è un problema circoscritto agli ebrei, ma una responsabilità collettiva della società», ha ribadito, sottolineando come il fenomeno rispecchi un contesto europeo altrettanto critico. Sebbene il Parlamento italiano abbia risposto con una norma specifica, la presidente ha implicito che il lavoro culturale e istituzionale per contrastare la discriminazione e l'odio verso gli ebrei deve ancora progredire significativamente.