Lo spazio non è più il regno esclusivo di governi e agenzie internazionali. Negli ultimi anni, l'orbita terrestre si è trasformata in un ambiente economico dinamico dove convivono programmi istituzionali, imprese emergenti e grandi gruppi industriali consolidati. L'Italia, tradizionalmente attiva nel settore aerospaziale, sta ora approfittando di questa transizione per costruire una filiera completa di eccellenze tecnologiche e manifatturiere che spazia dalla difesa alla quantum computing.
I numeri ufficiali confermano il trend positivo. Secondo l'Osservatorio sulla Space economy del Politecnico di Milano, il mercato italiano dedicato all'osservazione della Terra ha raggiunto 340 milioni di euro nel 2025, segnando una crescita del 17% rispetto all'anno precedente. A livello globale, le startup del settore hanno attratto 9 miliardi di euro di investimenti di rischio, anche se l'Italia si attesta ancora a 25 milioni: una cifra modesta ma coerente con altre economie europee di dimensioni comparabili. Un segnale importante viene dal fatto che oltre il 50% delle aziende non strettamente spaziali vede nello spazio una promettente area di diversificazione futura.
Sul fronte della difesa e della logistica orbitale, il Ministero della Difesa ha lanciato Multispada, un ambizioso programma pensato per sviluppare una piattaforma orbitale in grado di dispiegare uno sciame di microsatelliti autonomi per monitorare lo spazio prossimo alla Terra. L'incarico è stato affidato a Nurjana Technologies, società sarda specializzata in sistemi per il settore aerospaziale e della difesa, in partnership con D-Orbit, leader europeo nella logistica spaziale. La fase iniziale, dotata di circa 1,2 milioni di euro, si concentrerà su studio preliminare e progettazione concettuale, rappresentando una pietra miliare nella capacità autonoma dell'Italia nello spazio tattico.
Nella produzione di componenti critici, l'Agenzia Spaziale Italiana ha affidato a Bercella un contratto da 3,5 milioni per lo sviluppo di banchi ottici ultra-stabili destinati ai satelliti di osservazione della Terra. Si tratta di una tecnologia oggi assente dal panorama nazionale e controllata da pochi operatori mondiali. Contemporaneamente, Officina Stellare ha sottoscritto un accordo da circa 9,2 milioni con Leonardo per la fornitura di sistemi ottici ad altissima risoluzione che equipaggeranno la costellazione satellitare PLATiNO3 dell'Agenzia Spaziale Italiana. Anche Space Industries, del Gruppo Comat, sta realizzando a Settimo Torinese una camera bianca per la produzione di componenti critici in questo ambito.
Con il 2026 che segna l'esaurimento della spinta finanziaria del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il sistema italiano si trova di fronte a un momento cruciale. I progressi fatti negli ultimi anni, supportati da investimenti pubblici e dalla capacità progettuale delle aziende, rischiano di disperdersi senza un sostegno continuativo. La finestra temporale per consolidare questa accelerazione e trasformarla in un vantaggio competitivo strutturale si sta restringendo, rendendo prioritaria una strategia nazionale che garantisca continuità agli investimenti nel settore spaziale italiano.