La controversia sulla riforma della giustizia si complica ulteriormente dopo le affermazioni rilasciate da Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministero della Giustizia, durante un dibattito televisivo sulla rete siciliana TeleColor dello scorso 7 marzo. La collaboratrice del Guardasigilli ha utilizzato toni particolarmente accesi, sostenendo che 'finché la giustizia non ti marchia tu non lo capisci' e invitando i cittadini che hanno subito 'sulla propria pelle' le conseguenze del sistema giudiziario a votare a favore della riforma per 'toglierci di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione'.
Il ministro Nordio ha preso immediatamente le distanze, affermando di dispiacersi per il linguaggio utilizzato dalla sua stretta collaboratrice. Nel comunicato ufficiale, il Guardasigilli ha sottolineato che, sebbene le parole siano state pronunciate durante un confronto televisivo acceso e prolungato, esse hanno assunto i contorni di un attacco globale all'intera magistratura. Nordio ha ribadito che l'obiettivo della riforma non è indebolire gli apparati giudiziari né offendere i magistrati, bensì conferire loro maggiore prestigio e credibilità. Ha inoltre precisato che la Bartolozzi si riferiva specificamente a una frazione minoritaria di giudici influenzati da orientamenti politici, e ha espresso certezza che provvederà a scusarsi per dichiarazioni che non rappresentano le sue reali convinzioni.
L'episodio ha generato forti reazioni nell'arco politico. I leader dell'Alleanza Verdi e Sinistra, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, hanno chiesto con fermezza le dimissioni immediate della Bartolozzi, minacciando che diversamente il ministro Nordio dovrebbe sollevare dalla carica la sua collaboratrice tempestivamente. Anche l'opposizione ha colto l'occasione per intensificare il proprio attacco: il Partito Democratico e la senatrice Ilaria Cucchi, che era presente nello stesso studio televisivo, hanno amplificato il messaggio sui canali social, denunciando la gravità delle affermazioni.
La questione si inserisce in un contesto di crescente tensione politica attorno al referendum sulla giustizia. In precedenza, nello stesso arco di tempo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva diffuso un video dalle sedi della Camera dei Deputati dove criticava la campagna referendaria, accusando gli oppositori di creare confusione e di ricorrere a semplificazioni e distorsioni informative. Secondo indiscrezioni negli ambienti della coalizione di governo, Meloni avrebbe manifestato una forte contrarietà rispetto alle uscite pubbliche della Bartolozzi.
Giuseppe Conte, presidente del Movimento Cinque Stelle, ha commentato sardonicamente il susseguirsi degli eventi, suggerendo che il video di Meloni della durata di tredici minuti fosse un tentativo di occultare quanto ammesso pubblicamente dalla capo di gabinetto in pochi secondi di dichiarazioni televisive. Le parole della Bartolozzi hanno de facto spostato il focus dello scontro quotidiano sulla riforma, trasformando la narrazione da una questione di merito normativo a una questione di opportunità comunicativa e gestione della crisi da parte dell'esecutivo.