Giorgia Meloni torna a puntare i riflettori sulla riforma della magistratura, ribadendo come il sistema giudiziario italiano concentri in sé un potere eccessivo che necessita di correttivi urgenti. In un video diffuso in queste ore, la presidente del Consiglio sottolinea il suo impegno personale nella battaglia referendaria, promettendo di restare al timone del governo indipendentemente dall'esito delle urne. "Se il risultato dovesse essere negativo, non abbandonerò le mie responsabilità", ha dichiarato Meloni, evidenziando così la centralità di questa partita politica per l'esecutivo.
La situazione si complica però all'interno della coalizione a causa delle esternazioni della capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio. La funzionaria ha rilasciato dichiarazioni particolarmente crude sulla questione, affermando che l'approvazione del sì referendario consentirebbe di "eliminare gli ostacoli rappresentati dalla magistratura". Queste parole hanno provocato una reazione durissima da palazzo Chigi, dove il clima è diventato particolarmente teso nei confronti della collaboratrice del guardasigilli.
Lo stesso ministro Nordio, nel tentativo di contenere i danni politici, ha espresso rammarico per quanto accaduto, segnalando che la sua collaboratrice si scuserà pubblicamente per le affermazioni controverse. Nonostante questo tentativo di mediazione, l'episodio fotografa una certa durezza retorica dentro la maggioranza riguardo al tema delle toghe e dei loro prerogative.
Parallela a questa controversia interna corre la campagna referendaria sul tema della giustizia. Il governo spinge per il sì al fine di modificare gli equilibri tra i poteri dello Stato e ridefinire le competenze della magistratura. L'opposizione, in particolare il Partito Democratico, denuncia invece uno "spettacolo" politico e invita il governo a concentrarsi su questioni ritenute più urgenti, come la pressione fiscale e le accise sui carburanti.
La polemica emersa in questi giorni dimostra come il tema della riforma giudiziaria e del ruolo dei magistrati continui a dividere profondamente la classe politica italiana, con il governo che lo ritiene centrale per la modernizzazione istituzionale del Paese e l'opposizione che lo considera una distrazione dai problemi concreti dei cittadini.