La dirigenza dell'Associazione nazionale magistrati ha ufficialmente denunciato il deterioramento del dibattito pubblico in occasione della campagna referendaria, stigmatizzando come «inaccettabile» il livello di ostilità raggiunto nei confronti della magistratura italiana. Tuttavia, l'organismo ha confermato di mantenere una linea di assoluta moderazione, rifiutando di rispondere alle provocazioni arrivate da numerosi esponenti politici di primo piano.

Secondo il comunicato diramato dalla Giunta centrale dell'Anm, questa scelta prudente risponde all'appello lanciato dal Capo dello Stato affinché tutte le istituzioni abbassino la tensione nel dibattito pubblico. Pur riconoscendo che gli argomenti e il tono adottati dagli oppositori della magistratura hanno raggiunto «livelli inammissibili per chi crede nella leale collaborazione tra i poteri dello Stato», l'associazione ha deciso di non replicare agli attacchi ricevuti in queste settimane.

Il clima nel Paese rimane tuttavia incandescente. Dopo il videomessaggio della premier Giorgia Meloni a sostegno del sì al referendum, sono emersi in rete video contenenti dichiarazioni sconcertanti della capo gabinetto del ministero della Giustizia. La funzionaria, attualmente sotto inchiesta a Roma nel procedimento legato al caso Almasri, ha affermato durante un dibattito televisivo frasi durissime: ha descritto il diritto penale come qualcosa che «distrugge le persone» e, riferendosi alla propria situazione giudiziaria, ha ventilato l'ipotesi di fuggire dall'Italia. Ancora più grave, ha invitato gli elettori a votare sì al referendum per «eliminare la magistratura», paragonandola a «plotoni di esecuzione».

Queste affermazioni rappresentano uno strappo senza precedenti nel linguaggio istituzionale e riaprono il fronte dello scontro politico-giudiziario a pochi giorni dal voto referendario. Le dichiarazioni della capo di gabinetto del ministro Nordio alimentano la narrazione secondo cui la riforma costituzionale proposta dal governo avrebbe l'obiettivo di indebolire strutturalmente l'indipendenza della magistratura, un tema di grande sensibilità nel dibattito italiano sui pesi e contrappesi tra i poteri dello Stato.