Lo spettro della guerra in Medio Oriente non risparmia neanche il settore della moda. La chiusura dello spazio aereo dovuta ai bombardamenti in Iran e nella regione ha innescato una crisi logistica che sta mettendo a dura prova le catene di approvvigionamento globali dei principali marchi di abbigliamento veloce. Migliaia di container rimangono bloccati negli aeroporti asiatici, mentre gli aerei che dovrebbero trasportarli verso l'Europa restano a terra.
Il cuore del problema risiede nel collasso dei principali snodi aerei della zona. Le compagnie Emirates, Qatar Airways ed Etihad Airways hanno dovuto cancellare numerosi voli, mentre l'aeroporto di Dubai – uno dei più trafficati del pianeta – ha sospeso le operazioni per diversi giorni senza che sia ancora prevista una ripresa della normalità. A soffrire maggiormente sono i fornitori sudAsiatici, che rappresentano la spina dorsale della produzione mondiale di abbigliamento: Bangladesh, India e Pakistan esportano miliardi di pezzi verso i magazzini europei e globali dei grandi retailer. Sparrow Group, uno dei principali supplier che lavora per colossi come Inditex (proprietaria di Zara), M&S, Next e Primark, ha confermato che numerosi container rimangono intrappolati all'aeroporto di Dacca. Shovon Islam, amministratore delegato del gruppo, ha raccontato alla stampa specializzata come la merce destinata al Regno Unito attraverso Dubai si trova ora in una situazione critica.
I disagi logistici si stanno traducendo direttamente in aumenti dei costi. La riduzione dei voli disponibili ha spinto le tariffe di trasporto aereo alle stelle: secondo Alexander Nathani della società indiana Kira Leder, i costi per spedire giacche di pelle da Mumbai fino in Austria hanno addirittura raddoppiato. Questi oneri aggiuntivi inevitabilmente ricadranno sui consumatori finali, erodendo ulteriormente i margini di profitto dei marchi di fast fashion, già sotto pressione per le loro politiche di prezzi competitivi.
Ma il peggio potrebbe ancora arrivare. Gli analisti del settore temono che un'eventuale interruzione delle rotte marittime – scenario già verificatosi con il blocco dello Stretto di Hormuz in passati conflitti regionali – comporterebbe conseguenze economiche ancora più devastanti. In tal caso, i prezzi dei capi d'abbigliamento potrebbero subire ulteriori impennate, con effetti a cascata sui bilanci delle aziende e sulle tasche dei clienti europei. Al momento, l'incertezza rimane il principale nemico delle supply chain globali della moda.