La bufera politica innescata dalle dichiarazioni di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio, non si concluderà con un mea culpa pubblico. Secondo quanto trapela da fonti governative, l'amministrazione ha deciso di gestire la vicenda all'interno della struttura ministeriale, senza ricorrere a una smentita o a scuse formali rilasciate ai media. La frase pronunciata dalla magistrato sulla magistratura come 'plotoni di esecuzione', avrebbe irritato notevolmente la premier Giorgia Meloni, che avrebbe manifestato il suo disappunto rispetto all'uscita della Bartolozzi.

Nordio, tuttavia, ha optato per una linea di contenimento dei danni. Il guardasigilli ha chiarito che la sua capo di gabinetto non rassegnerà le dimissioni, sostenendo che le sue parole si riferivano esclusivamente a una ristretta frazione di magistrati caratterizzati da orientamenti politici. In una conferenza stampa a Torino dedicata alla campagna referendaria sulla riforma della giustizia, il ministro ha interpretato le dichiarazioni della collaboratrice come una 'espressione fraintesa', esprimendo la convinzione che Bartolozzi troverà il modo di chiarire la situazione in futuro, precisando che le sue affermazioni non riflettono il suo effettivo giudizio sulla magistratura italiana.

All'interno dell'esecutivo si diffonde la considerazione che Bartolozzi debba imparare a moderare il linguaggio, ma non emerge alcuna volontà di adottare provvedimenti drastici nei suoi confronti. Alfredo Mantovano, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha riconosciuto l'infelicità della formulazione utilizzata, invitando al contempo il dibattito pubblico a concentrarsi sul merito della proposta di riforma costituzionale oggetto del voto referendario.

L'Associazione nazionale magistrati ha reagito con misura, ribadendo la scelta di non replicare agli attacchi ricevuti negli ultimi mesi da esponenti della maggioranza, anche se di spicco. L'organismo rappresentativo della categoria ha sottoscritto l'appello al contenimento dei toni lanciato dalle più alte istituzioni, ma ha al contempo evidenziato come il livello dello scontro verbale abbia ormai raggiunto soglie inaccettabili per chi auspica una leale collaborazione tra i diversi poteri dello Stato.

L'opposizione parlamentare intanto continua a chiedere che il ministro Nordio si presenti in Aula per rendere conto dell'accaduto e spiegare la posizione dell'esecutivo su una questione che tocca il rapporto fondamentale tra governo e magistratura. La vicenda rimane uno dei temi centrali della campagna per il referendum sulla giustizia, amplificando le tensioni tra l'esecutivo e la categoria dei giudici proprio nel momento più delicato della mobilitazione referendaria.