Secondo fonti ufficiali riportate da Reuters, l'amministrazione americana sta negoziando con il governo militare di Bamako per autorizzare il dispiegamento di velivoli senza pilota e aerei da ricognizione nello spazio aereo maliano. L'obiettivo dichiarato è intensificare la raccolta di informazioni sui movimenti dei gruppi terroristici legati ad al-Qaida e all'organizzazione dello Stato islamico che operano stabilmente nel territorio. Si tratta di un'operazione che non avveniva da diversi anni, complice il deterioramento dei rapporti tra Washington e le capitali africane della regione.

Il primo segno concreto di questo disgelo diplomatico risale a febbraio scorso, quando gli Stati Uniti hanno deciso di revocare le sanzioni precedentemente imposte al ministro della Difesa maliano e ad altri alti funzionari del regime, accusati storicamente di collaborazioni con i mercenari russi della Wagner. Questa decisione è stata immediatamente letta dagli analisti come un chiaro messaggio di apertura verso la giunta al potere a Bamako, segnalando la disponibilità americana a superare le frizioni accumulate nel tempo.

Un elemento che ha accelerato i negoziati è la questione di un pilota americano catturato in Niger mentre operava per organizzazioni missionarie cristiane. I servizi di intelligence statunitensi ritengono che l'uomo sia attualmente prigioniero della Jama'at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), il principale network jihadista affiliato ad al-Qaida attivo nella regione. La localizzazione e l'eventuale liberazione del pilota rappresentano un obiettivo operativo immediato che ha motivato l'accelerazione dei contatti diplomatici.

Il ritorno americano nel Sahel riflette una ricalibrazione della strategia geopolitica di Washington verso un'area sempre più critica. Tra il 2020 e il 2023 una serie di colpi di Stato ha portato al potere regimi militari in Mali, Burkina Faso e Niger, segnando la fine dell'influenza occidentale tradizionale e l'apertura verso partner alternativi, in particolare la Russia. Questo cambio di paradigma ha costretto diversi Paesi occidentali, inclusi gli Stati Uniti, a ritirare contingenti e abbandonare infrastrutture strategiche fondamentali. Nel 2024 il Niger ha ordinato agli americani di lasciare una importante base operativa per droni.

L'iniziativa rappresenta un tentativo pragmatico di Washington di recuperare posizioni perdute nel Sahel, una zona nevralgica non solo per la sicurezza globale ma anche per gli interessi europei e italiani. Per Roma in particolare, il controllo della stabilità nella regione rimane una priorità legata ai dossier della migrazione, della sicurezza energetica e della lotta al terrorismo transnazionale. Un eventuale rafforzamento dell'impegno americano potrebbe creare spazi di manovra anche per le partnership europee nella zona.