La provincia di Caserta si trasforma in campo di battaglia per il referendum sulla giustizia. Una sala d'albergo gremita di cittadini e attivisti ha ospitato stamattina l'evento «Perché No» promosso dai democratici locali, con lo scopo di mobilitare l'elettorato contro la riforma della magistratura voluta dal centrodestra. L'iniziativa, coordinata da Annamaria Dell'Aprovitola, presidente provinciale del Partito Democratico, ha visto alternarsi sul palco figure di primo piano della sinistra campana e nazionale, tra cui il governatore della Campania Roberto Fico e Francesco Boccia, capogruppo dei dem al Senato.
Boccia ha subito innalzato l'asticella del dibattito, descrivendo il voto referendario come «l'appuntamento più significativo degli ultimi tre decenni». Secondo il senatore, non si tratta semplicemente di discutere di assetti giudiziari, ma di una vera partita sulla difesa dei principi costituzionali e sulla concezione stessa dello Stato di diritto. Nel suo intervento ha ricostruito il percorso politico che ha portato all'attuale scontro, spiegando come il governo abbia progressivamente modificato le sue priorità legislative: dopo il voto europeo del 2024, la coalizione di centrodestra avrebbe abbandonato il progetto di premierato per concentrare fuoco sulla magistratura, identificandola come il nemico principale da combattere.
Sulla stessa linea il presidente Fico, che ha voluto marcare una distinzione linguistica e concettuale fondamentale: la riforma non rappresenta un intervento sulla giustizia nel suo complesso, bensì un attacco alla struttura stessa della magistratura come istituzione indipendente. L'atmosfera che emerge dagli interventi è quella di una competizione ancora totalmente aperta, dove il risultato finale dipenderà dalla capacità di mobilitazione di entrambi gli schieramenti. Anche il deputato Stefano Graziano e il consigliere Marco Villano hanno contribuito a sottolineare come il voto referendario rappresenti un momento di scelta fondamentale per il futuro assetto democratico del paese.
La campagna referendaria si sviluppa dunque su due fronti: da una parte il Pd e gli alleati che contestano il merito della riforma invocando la tutela della Costituzione, dall'altra il centrodestra che sostiene la necessità di riformare un ordine giudiziario giudicato inefficiente. I democratici ripetono costantemente che la partita rimane completamente incerta e che ogni singolo consenso rappresenterà un elemento decisivo per il risultato finale. L'evento casertano si inserisce in una strategia più ampia di coinvolgimento dei territori, con l'obiettivo di trasformare il voto in una vera mobilitazione di massa piuttosto che in una consultazione ordinaria.