A distanza di più di vent'anni dalla tragedia che ha segnato la sua vita, Lino Aldrovandi continua a battersi per la difesa dell'indipendenza della magistratura. Il padre di Federico, il giovane morto nel marzo 2005 dopo essere stato picchiato da quattro agenti della Polizia di Stato a Ferrara, ha annunciato il suo voto contrario al prossimo referendum sulla giustizia.

Attraverso una dichiarazione carica di significato personale, Aldrovandi ha spiegato le ragioni della sua scelta: "Voto No perché condivido le preoccupazioni di chi sostiene che queste riforme rischiano di compromettere l'indipendenza della magistratura e di esporre i pubblici ministeri al controllo diretto del potere politico". Una posizione che affonda le radici nella sua esperienza diretta, quando la ricerca di giustizia per suo figlio ha dovuto confrontarsi con un sistema giudiziario complesso e, secondo molti, condizionato da equilibri istituzionali fragili.

La vicenda di Federico Aldrovandi rappresenta uno dei capitoli più controversi della storia recente italiana. Nel 2005, il ragazzo fu sottoposto a violenza inaudita da parte di quattro poliziotti durante un controllo a Ferrara, perdendo la vita in circostanze che hanno alimentato dibattiti sulla responsabilità delle forze dell'ordine e sulla necessità di tutele giuridiche più robuste. La battaglia legale che ne è seguita ha reso Lino Aldrovandi un simbolo della lotta per una giustizia consapevole e indipendente.

Con il suo intervento nel dibattito referendario, Aldrovandi riaccende l'attenzione su un tema cruciale: il ruolo autonomo che la magistratura deve mantenere nell'assicurare diritti e tutele ai cittadini. La sua scelta di voto, motivata dal ricordo di Federico, rappresenta un messaggio potente sulla necessità di preservare istituzioni giudiziarie capaci di operare senza vincoli politici, garantendo così quella indipendenza fondamentale per uno Stato di diritto solido e credibile.