La Siria rappresenta un tassello cruciale nel complesso mosaico geopolitico mediorientale, eppure rimane poco discussa nell'analisi della crisi iraniana attualmente in corso. Eppure proprio il territorio siriano è diventato bersaglio degli attacchi missilistici iraniani lanciati come controrisposta all'operazione «Ruggito del leone», confermando come la situazione in Damasco rappresenti una vera e propria spina nel fianco per Teheran. Gli esperti ritengono prevedibile questa escalation, considerando la posizione geopolitica assunta dalla nuova leadership siriana e le implicazioni strategiche che ne conseguono.
Al centro di questa vicenda c'è Muhammad al-Jolani, noto oggi come Ahmed Al-Sharaa, leader della formazione ribelle Hayat Tahrir al-Sham (HTS). La sua ascesa al potere segna un punto di svolta storico: non solo ha rovesciato il regime di Bashar al-Assad, legato indissolubilmente a Mosca e Teheran, ma ha inflitto una sconfitta strategica di portata regionale all'Iran. Per questa ragione, l'arrivo dei missili iraniani sullo spazio aereo siriano rappresentava soltanto una questione di tempo. Le difese israeliane, già posizionate nell'area, hanno intercettato un drone iraniano nel villaggio di Jillin, nella campagna occidentale della provincia di Daraa, mentre altri ordigni sono stati neutralizzati nello spazio aereo della provincia di Quneitra.
La caduta del regime Assad comporta conseguenze profonde per gli interessi iraniani in Medio Oriente. Per decenni, Damasco è stata un pilastro della strategia di Teheran nella regione, un alleato fondamentale per proiettare influenza e sostenere reti di milizie e gruppi armati. La reazione israeliana scatenata dopo il 7 ottobre ha già indebolito considerevolmente gli asset iraniani: Hezbollah in Libano, gli Houthi nello Yemen e numerose milizie in Iraq hanno subito colpi significativi. La perdita della Siria rappresenta quindi l'ennesimo arretramento per gli obiettivi iraniani.
Mosca aveva cercato di contenere i danni nel corso dell'autunno scorso. Un inviato speciale russo era stato incaricato di visitare l'Iran per persuadere Teheran a mantenere canali aperti con la nuova Damasco post-Assad, nonostante il radicale cambio di rotta. Putin stesso aveva ricevuto Al-Sharaa in Russia pochi mesi prima della sua ascesa al potere. Tuttavia, l'operazione «Ruggito del leone» ha mandato in fumo questi delicati tentativi di riconciliazione.
Il vero spartiacque si è consumato a novembre 2025, quando Ahmed Al-Sharaa ha compiuto la sua prima visita negli Stati Uniti da quando la Siria ha raggiunto l'indipendenza nel 1946. La visita alla Casa Bianca rappresenta una frattura definitiva con l'asse Mosca-Teheran. Pochi giorni prima, Washington aveva rimosso Al-Sharaa dalla lista nera delle organizzazioni terroristiche, un gesto simbolico che suggella il nuovo allineamento diplomatico. Per Damasco si apre così uno scenario completamente diverso, mentre Teheran si trova a fare i conti con l'erosione progressiva della sua influenza nel cuore del Levante.