Lo scontro geopolitico attorno al Canale di Panama si trasforma in guerra legale. La Corte suprema panamense ha deciso di revocare le concessioni alla cinese Ck Hutchinson per i due snodi portuali strategici di Balboa e Cristóbal, aprendo così la strada al gruppo americano guidato dal fondo BlackRock, dall'armatore Aponte e da figure vicine a Donald Trump. Una decisione che ha radicalmente cambiato gli equilibri di una partita che fino a poche settimane fa vedeva la multinazionale cinese in posizione di forza.

Ora Ck Hutchinson reagisce con determinazione, depositando cause legali per ottenere un compenso di almeno 2 miliardi di dollari dalle autorità panamense. Il governo locale aveva sequestrato i due terminal il 23 febbraio, affidandone la gestione temporanea a divisioni di Maersk e Msc. Ma l'azienda asiatica non intende arrendersi. Ha già avviato procedure arbitrali internazionali e ha chiarito che farà causa a qualunque soggetto provi ad acquisire i diritti sui porti contesi. Un avvertimento diretto verso i competitor americani che si apprestano a entrare in competizione nelle gare pubbliche per le concessioni.

La trama si complica ulteriormente quando consideriamo l'operazione più ampia. BlackRock e Msc stanno negoziando per rilevare l'intero portafoglio di Ck Hutchinson, comprendente 43 strutture portuali in tutto il mondo sparse fra Messico, Paesi Bassi, Australia, Regno Unito, Pakistan e Egitto, ivi inclusi sei scali sul Canale di Suez. Il valore complessivo della transazione si aggira intorno ai 43 miliardi di dollari, e gli acquirenti contano di completare l'accordo entro la metà del 2027. Tuttavia, i contenziosi legali attuali potrebbero rappresentare un ostacolo significativo.

La partita rimane in bilico. L'esito dipenderà sia dalle decisioni dei tribunali internazionali che dalla postura diplomatica di Pechino. Le mosse future del governo cinese e gli eventuali incontri fra Donald Trump e Xi Jinping potrebbero rivelarsi decisivi nel definire gli equilibri finali. Nel frattempo, Panama continua a rappresentare il fulcro di una competizione strategica globale dove interessi economici colossali si scontrano con questioni di controllo geopolitico su una delle arterie commerciali più importanti del pianeta.