Giuseppe Conte aveva provato a fare l'unificatore della sinistra italiana. Nel pomeriggio di ieri il leader pentastellato ha lanciato un appello per un documento condiviso dalle forze progressiste su Ucraina e Iran, sottolineando come la gravità della situazione internazionale rendesse necessario un segnale politico coeso verso il governo Meloni. Un ragionamento che il capo del Movimento ha cercato di estendere anche a Italia Viva e +Europa. Ma il progetto si è subito arenato sulla questione più delicata: il modo in cui il centrosinistra dovrebbe posizionarsi sul conflitto ucraino.
La trattativa, sviluppata attraverso riunioni negli spazi del Parlamento e contatti bilaterali, ha evidenziato divisioni profonde. Il Partito Democratico ha proposto un'alternativa: due risoluzioni separate, una dedicata all'Iran e una al Consiglio europeo previsto per il 18 e 19 marzo. I dem hanno ritenuto che il testo preparato dai Cinque Stelle lasciasse troppo vago l'impegno circa il sostegno militare a Kiev, questione cruciale che avrebbe richiesto una posizione più netta. Sia il M5s che l'Alleanza Verdi-Sinistra hanno respinto questa soluzione, considerando che Ucraina e Iran rappresentano questioni strettamente connesse nelle comunicazioni del governo.
Al di là dei contenuti, secondo quanto riferito da più fonti, la mossa di Conte ha sollevato anche sospetti di natura tattica nei dem. La presa di posizione unitaria, si è ipotizzato, potrebbe interpretarsi come tentativo di rafforzare il profilo del leader pentastellato nel complesso panorama della sinistra italiana, una dinamica che avrebbe creato ulteriore sfiducia al tavolo negoziale. I pentastellati invece hanno ribattuto mettendo in evidenza come il loro documento rivalutasse il ruolo dell'Unione Europea nel trovare una soluzione negoziata al cessate il fuoco.
I lavori diplomatici proseguono, ma con scarsissime probabilità di successo. La differenza procedurale tra le due camere potrebbe comunque giocare un ruolo: al Senato, l'approvazione della risoluzione di maggioranza preclude automaticamente le altre, mentre alla Camera le dinamiche sono diverse. I negoziatori lavoreranno ancora fino al pomeriggio di domani, quando Meloni comparirà dinanzi ai deputati, ma l'ipotesi più realistica rimane quella di una presentazione di risoluzioni separate da parte dei diversi gruppi di opposizione. Un segnale di debolezza della coalizione progressista proprio quando cercare l'unità dovrebbe essere prioritario.