La situazione in Libano si aggrava di ora in ora. Secondo i dati ufficiali del ministero della sanità di Beirut, il nuovo capitolo del conflitto tra Israele e Hezbollah ha già provocato la morte di 588 persone, fra cui numerosi civili, donne e bambini. Un bilancio che cresce quotidianamente, come dimostrano i 28 decessi registrati solo nella giornata di ieri nel territorio meridionale del paese.

L'impatto umanitario della crisi si misura anche nel numero spaventoso di persone costrette a fuggire dalle proprie case. In soli dieci giorni, 735mila libanesi hanno dovuto lasciare i loro insediamenti, creando una delle più grandi ondate migratorie interne degli ultimi anni. Un esodo che rappresenta il segno tangibile della violenza scatenata dai bombardamenti, diffusi su vari centri abitati lungo il territorio nazionale.

I rilievi raccolti da fonti mediche e dai soccorritori dipingono un quadro di devastazione crescente. Le squadre di emergenza rimangono impegnate nella ricerca frenetica di sopravvissuti sepolti sotto le macerie degli edifici crollati, mentre continua l'arrivo di nuovi feriti negli ospedali già oberati. Le infrastrutture sanitarie locali faticano a reggere la pressione di un afflusso massiccia di pazienti in condizioni critiche.