La notte tra il 10 e l'11 marzo Goma, città capoluogo del Nord Kivu nell'est della Repubblica Democratica del Congo, è stata teatro di attacchi aerei condotti mediante droni che hanno causato diverse vittime. Tra i morti figura un'operatrice umanitaria francese che lavorava per l'Unicef, l'agenzia delle Nazioni Unite dedita alla protezione dell'infanzia. Il numero esatto delle persone decedute rimane al momento incerto, secondo quanto riferito da organizzazioni umanitarie attive sul territorio.

Goma è sotto il controllo del Movimento 23 marzo (M23), una formazione ribelle supportata dal Ruanda che da gennaio 2025 mantiene il dominio della città. Negli ultimi anni, questo gruppo armato ha progressivamente conquistato ampie porzioni delle province del Nord e del Sud Kivu, aree particolarmente ricche di risorse minerarie strategiche. Le forze governative basate a Kinshasa, pur distanti centinaia di chilometri, conducono regolarmente operazioni con droni contro le posizioni dell'M23, mentre anche i ribelli dispongono di capacità simili e le utilizzano frequentemente.

Secondo fonti della sicurezza interpellate dall'agenzia francese Afp, i bombardamenti di quella notte avevano come bersagli le infrastrutture dell'M23. L'abitazione dove risiedeva l'operatrice umanitaria, situata nel quartiere Himbi sulle sponde del lago Kivu, potrebbe essere stata colpita accidentalmente. La donna si trovava all'interno della casa quando è avvenuto l'attacco.

La mattinata dell'11 marzo ha visto il presidente francese Emmanuel Macron intervenire attraverso il social network X per confermare pubblicamente la morte dell'operatrice. Nel suo messaggio, Macron ha esortato tutte le parti in conflitto a osservare scrupolosamente le norme del diritto internazionale umanitario, sottolineando l'importanza di garantire la protezione di coloro che operano per salvare vite umane.

La situazione rimane critica nonostante i tentativi diplomatici internazionali. Nel dicembre precedente, la Repubblica Democratica del Congo e il Ruanda avevano sottoscritto un accordo di pace mediato direttamente dal presidente statunitense Donald Trump a Washington, ma tale intesa non ha interrotto le operazioni militari. Il mese di marzo ha portato un ulteriore elemento di pressione quando gli Stati Uniti hanno sanzionato l'esercito ruandese, accusandolo di continuare a fornire supporto militare al movimento ribelle M23, violando così gli impegni presi.