La direttiva europea sulle case green continua a generare tensioni tra Strasburgo e gli Stati membri. A rappresentare il malcontento è la delegazione leghista all'Europarlamento, che ha deciso di commentare il lancio delle procedure d'infrazione avviate dalla Commissione europea contro l'Italia per l'attuazione della norma.

Secondo Paolo Borchia, capodelegazione della Lega all'Eurocamera, e Isabella Tovaglieri, eurodeputata e relatrice ombra del provvedimento, quello che è realmente significativo non è l'apertura delle infrazioni, bensì la massiccia defezione di ben 18 governi europei dalla direttiva. Accanto all'Italia, infatti, anche la Germania e la Francia - due fra i Paesi più influenti dell'Unione - hanno scelto di non sottoporre il loro piano nazionale in risposta alle indicazioni di Bruxelles. Un dato che, per i leghisti, rappresenta un chiaro messaggio di insoddisfazione verso l'esecutivo comunitario.

I critici del provvedimento non risparmiano la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, additata come responsabile di una politica ritenuta "ideologica" e poco pratica. La questione economica rimane al centro della polemica: per mettersi in conformità con gli standard previsti, i proprietari immobiliari dovrebbero sostenere investimenti consistenti, stimati tra i 60 e i 100mila euro a unità abitativa, secondo le valutazioni della Lega.

"A restare col cerino in mano è stata lei, non da sola però", afferma Borchia in riferimento a von der Leyen, coinvolgendo nella critica anche le forze di sinistra e le organizzazioni ambientaliste che hanno sostenuto la direttiva. La delegazione leghista interpreta la simultanea apertura di 18 fascicoli d'infrazione come la manifestazione di una profonda frattura tra Bruxelles e la base politica degli Stati europei, tanto sul metodo quanto sulla sostanza della proposta normativa.