L'Eurocamera ha dato il via libera a una risoluzione che ridisegna le strategie di allargamento dell'Unione europea. Con 385 voti favorevoli, 147 contrari e 98 astensioni, il Parlamento europeo ha sancito la necessità di una rapida espansione verso i Balcani e l'Est europeo, interpretandola come una mossa difensiva cruciale di fronte all'evolversi degli assetti geopolitici globali. Il messaggio è chiaro: restringere le porte dell'Ue comporterebbe rischi ben superiori rispetto all'integrazione di nuovi membri.

Secondo i deputati, il rifiuto di ampliare l'alleanza comunitaria favorirebbe la creazione di "zone grigie geopolitiche" facilmente vulnerabili a ingerenze di potenze ostili. Per questo, l'Eurocamera preme su Bruxelles affinché acceleri i negoziati con Montenegro e Albania, due Paesi che hanno già fissato scadenze ambiziose per concludere il loro percorso adesivo. I deputati esortano il Consiglio europeo a non ergersi a ostacolo inutile davanti a questo slancio.

Ma lo sguardo dei legislatori europei si estende ancora più a est. La risoluzione chiede l'apertura rapida dei capitoli negoziali con Ucraina e Moldavia, segnalando che questi due Stati rappresentano una priorità strategica. Un elemento importante riguarda il meccanismo decisionale: l'Eurocamera vuole abolire il principio dell'unanimità nelle fasi intermedie del processo allargamentista, una riforma che potrebbe velocizzare significativamente i tempi.

I deputati hanno anche sottolineato che l'ingresso nell'Unione deve conservare il carattere meritocratico, dunque basato su criteri oggettivi e verificabili, e allo stesso tempo reversibile qualora uno Stato membro venisse meno ai propri impegni. Un aspetto strategico rilevante riguarda l'allineamento con la politica estera e di sicurezza comune dell'Ue: questa adesione ai valori e agli orientamenti comunitari è stata identificata come indicatore fondamentale dell'affidabilità geopolitica di ogni candidato.

Infine, la risoluzione fotografa un cambio di clima geopolitico inatteso. Paesi come l'Islanda e, più recentemente, la Groenlandia, che in passato avevano scartato l'idea di aderire, stanno riscoprendo interesse verso l'Unione. Un segnale che suggerisce come le tensioni internazionali crescenti spingano anche le periferie europee a ricercare protezione e stabilità sotto l'ombrello comunitario.