Il Parlamento europeo ha approvato oggi una risoluzione che traccia le priorità economiche per il prossimo semestre dell'Unione, fissando paletti chiari sulla questione della spesa per la difesa. Con 392 voti favorevoli, 219 contrari e 18 astensioni, l'assemblea di Strasburgo sostiene che l'incremento dei bilanci militari, pur necessario, non deve avvenire a costo di altre voci strategiche del bilancio europeo.

Secondo il testo approvato, gli eurodeputati pongono l'accento su un aspetto economico fondamentale: la spesa militare, per quanto importante dal punto di vista geopolitico, non rappresenta di per sé un volano per aumentare la capacità produttiva di un'economia. Per questo motivo, il Parlamento mette in guardia dal finanziare gli armamenti attraverso un aumento dell'indebitamento a lungo termine, uno strumento che potrebbe aggravare ulteriormente la già critica situazione debitoria europea.

La risoluzione affronta poi direttamente il quadro economico generale, che appare tutt'altro che roseo. Gli eurodeputati evidenziano trend preoccupanti riguardanti l'esplosione del debito pubblico, la stagnazione della crescita economica e la persistenza di tassi inflazionistici elevati. Un elemento che suscita particolare turbamento è il ricorso frequente alle cosiddette clausole di salvaguardia introdotte nel quadro normativo europeo sulla governance economica: gli Stati membri le hanno già invocate a soli dodici mesi dall'entrata in vigore delle nuove regole.

Un ulteriore ambito critico individuato dal Parlamento riguarda le disparità fiscali tra i diversi paesi membri dell'Unione. In risposta, l'assemblea chiede alla Commissione europea di rivedere completamente l'approccio alle raccomandazioni specifiche per paese, i cosiddetti Csr, ripensandone non solo l'elaborazione e l'implementazione, ma soprattutto il ruolo futuro nel determinare l'accesso ai finanziamenti europei. Una riforma che potrebbe avere implicazioni significative sulla redistribuzione delle risorse comunitarie nei prossimi anni.